LIVOLSI: «IL FUTURO DELLE TV DOPO BERLUSCONI? ROSEO, NONOSTANTE IL WEB. MA SERVONO CONTENUTI»
Tratto dall ‘”Economy” del 8 luglio 2023 -intervista delle direttore Sergio Luciani

Ubaldo Livosi
Intervista con l’ex amministratore delegato di Mediaset che quotò l’azienda in Borsa: «Sono sempre più convinto
che l’on-demand prevarrà, purché fatto in modo differente, con la capacità di veicolare messaggi specifici a target
specifici. E a fare la differenza, anche per Mediaset, sarà la capacità di produrre contenuti appropriati»
«LA TELEVISIONE GENERALISTA, ANCHE IN MODALITÀ BROADCAST, È TUTT’ALTRO CHE FINITA, E CI SORPRENDERÀ ANCORA»: NE È SICURO UBALDO LIVOLSI, ALDO PER GLI AMICI, IL MANAGER CHE SILVIO BERLUSCONI CHIAMÒ A GESTIRE GLI ANNI SCOTTANTI DI UNA MEDIASET CHE SI PREPARAVA ALLA QUOTAZIONE IN BORSA – ERA IL 1996 – SENZA LA QUALE FORSE LA STORIA DELL’AZIENDA SAREBBE STATA DIVERSA.
Oggi Livolsi, che da anni si è costruito, con la Livolsi and partners, un ruolo da advisor finanziario di alto livello è un punto di riferimento per questo settore di business che ha sempre continuato a seguire. Degli scenari più che altro “gossippari” apertisi nelle cronache borsistiche dopo la dipartita del Cavaliere non parla, ma delle scelte cruciali che attendono il settore televisivo,e quindi Mediaset tra pochi altri in Europa,sa parlare con la massima proprietà.
Quindi La tv prospererà ancora? Non sarà uccisa dai social? I giovani la guarderanno? Oggi non lo fanno!
Se si va a vedere quel che è successo negli ultimi anni… in cui tutti abbiamo parlato tantissimo dei social, dicendo appunto che avrebbero ucciso definitivamente la tv, dobbiamo ricrederci. Oggi, anzi, vediamo che in tutto il mondo vengono messi fortemente in discussione proprio i social.
L’ultimo orribile episodi dei cinque youtuber che hanno travolto un’auto uccidendo un bambino scuote le coscienze ma è solo l’ennesimo segnale di un degrado grave. Stiamo accorgendoci che c’è un mondo dove non è più così sicuro che i giovani seguiranno in futuro solo questo modello di comunicazione, anche tenendo conto che sarà sempre più regolamentata. Molto dell’appeal dei social sta sfumando, mentre sta montando l’attenzione per l’impatto sui
media dell’intelligenza artificiale.
Ovvero?
Le prime applicazioni dell’intelligenza artificiale generativa risalgono al 2015, a Hollywood, e gravitano attorno alla produ-
zione di contenuti semiautomatica e a basso costo.
IL RUOLO DEGLI INFLUENCER È IN DECLINO. PERALTRO E UN’ALTRA CATEGORIA CHE CONOSCERÀ
UNA SEVERA REGOLAMENTAZIONE
Ci provarono alcuni produttori, per calmierare la filiera delle forniture creative. Oggi lo fanno in Tanti e per converso si registra una diminuzione del focus sui social. Per i grandi investimenti pubblicitari fatti sui social, i ritorni non sono stati così eclatanti né così misurabili, com’erano e sono nel mondo delle tv, di cui si conoscono i contatti e si misurano i rotorni. Adesso è tutto assai meno preciso e certe scelte di consumo sono più che altro orientate dagli influencer. Ma
si inizia a capire che anche il loro ruolo è in declino. Peraltro è un’altra categoria che conoscerà una regolamentazione.
Restrittiva. Abbiamo visto la proposta di Calenda… ma ci sono tante opinioni convergenti in questo senso, tutto concorrerà a ridimensionare il ruolo degli influencer.
Però sta di fatto che oggi i teenager la tv non la guardano...
Occorrerà creare contenuti capaci di attrarre anche i giovani. Ma si può fare!
Davvero lo crede? E le viene in mentre qualche esempio?
l’esempio di Fiorello, molto caratterizzante,come fu quello di Arbore prima alla radio e poi in tv.
Oggi Fiorello riesce a parlare agli anziani come anche ai giovani e a produrre contenuti adatti ad essere fruiti su tutte le
piattaforme, dallo smartphone al grande schermo…
E in questo contesto attraente, come vede Mfe-Mediaset, al netto dei gossip,
ma proprio dal punto di vista industriale?
Il vero punto che riguarda anche Mfe-Mediaset si riassume in una domanda: i grandi gruppi televisivi saranno in grado di creare quei contenuti innovativi che vadano bene per tutti, in Italia, in Usa, in Francia, e sviluppino quindi le necessarie economie di scala,in modo da spalmare i costi? Pensiamo ai contenuti di carattere locale. Siamo tutti d’accordo che la carta stampata è in crisi ma i contenuti di livello locale sono ancora importanti perché le notizie internazionalie nazionali le leggi ovunque ma l’interesse specifico per quelle locali puoi soddisfartelo solo sui giornali locali, Qualcosa di analogo va previsto per le tv Il ruolo di Mfe sarà quello di produrre contenuti importante però specializzati a livello locale,a volte da sola a volte in collaborazione con i grandi player internazionali ma anche per servire uri audience che è essenzialmente
“LI ABBIAMO CONSIDERATI VITTORIOSI MA OGGI IN TUTTO IL MONDO I SOCIAL VENGONO
MESSI FORTEMENTE IN DISCUSSIONE”
nazionale. Quindi a chi mi chiede se c’è ancora un futuro per la tv rispondo che può esserci se gli editori televisivi saranno in grado di produrre contenuti originali capaci di coinvolgere vecchi e bambini.Connotati localmente…
Si, e comunque al riparo dall’estrema massificazione che sono orientati a fare i i grandissimi gruppi internazionali
“MEDIASET HA FATTO MOLTISSIMI PASSI IN AVANTI, PENSO CHE ALL’INTERNO ABBIANO TUTTE LE COMPETENZE NECESSARIE PER VINCERE”
Un mercato di nicchia può ancora portare guadagni e rivelare capacità di sviluppo. La tecnologia è solo agli inizi di un cambiamento che renderà molto economico tradurre, postprodurre… bisogna essere bravi e innovativi, e lo spazio si trova.
Differenze tra mercato europeo e americano?
Tante! Per esempio, sull’intelligenza artificiale negli Usa sono state date indicazioni precise per gli operatori pubblici ma lasciando totale libertà a quelli privati, mentre già l’Unioone Europea sta mettendo vincoli importanti anche ai privati. L’intervento del legislatore sarà pesante e determinante.
Prevede più tv on-demand o tva palinsesto?
Io sono sempre più convinto che l’on-demand prevarrà, purché fatto in modo differente, quindi con la capacità di veicolare messaggi specifici a target specifici. E anche in questo caso a fare la differenza, anche per Mediaset, sarà la capacità di produrre contenuti appropriati. I nuovi software per il doppiaggio automatico potranno aprire alla
creatività italiana spazi inediti. E del resto anche prima dell’intelligenza artificiale, nel cinema i bravi autori non sono stati fermati dalla barriera linguistica In aree importanti e di nicchia avendo capacità e fantasia si vincerà sempre…
Che ne pensa delle ipotesi di confluenze tra reti tv e reti digitali?
Avevo fatto entrare in Mediaset British Telecom, poteva essere combinazione ideale, assicurava convergenza tecnologica e complementarietà di mercato, Poi BT comprò i diritti della Premier League e fece flop…Per-
ché sono mondi diversi che hanno diverse caratteristiche. Se mi dice che potrebbe nascere un grande colosso… forse sì ma c’è il rischio che le cultura di aziende così diverse non si amalgamino, si deve puntare sempre su identità e capacità dei team, si deve essere originali, per cui – e torno a Fiorello – uno apprezza Raidue perché ci vede il suo show,
altrimenti, no.
Parliamo di Mediaset. Come vede l’azienda che lei quotò?
Hanno fatti moltissimi passi in avanti, penso che all’interno abbiano tutte le competenze necessarie. Hanno però bisogno di generare molta cassa per investire in termini innovativi, serve una forte capacità finanziaria, quindi devono riuscire a generare cash flow sufficiente per sopportare sia gli investimenti tecnologici che quelli sulla creatività.
In questo campo quel che stanno facendo in Germania è interessante: è un altro mercato chiave.., Un altro asset importante per la creatività che ha il gruppo Fininest è la Mondadori. Checchè se ne dica, la casa editrice ha un ruolo fondmentale nel mercato dei libri, è una miniera di idee creativi.
Chi vincerà La battaglia sul mercato europeo?
Se la giocheranno in pochi, ma non vedo benissimo Vivendi, che secondo me ha un approccio troppo conflittuale, in Tim come in Mediaset. Mi viene in mente un’immagine di poca affidabilità. Almeno all’inizio, un’alleanza deve vivere un po’ di luna di miele.
Quanto al gruppo Cairo.., l’imprenditore è molto bravo, ma non vedo queste grandi sinergie con Mediaset, sarebbe una sorta di doppione, che non porterebbe granchè né all’uno nè all’altro…
