﻿{"id":990,"date":"2022-05-06T10:25:44","date_gmt":"2022-05-06T08:25:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/?p=990"},"modified":"2022-05-09T12:14:10","modified_gmt":"2022-05-09T10:14:10","slug":"il-ricordo-di-luigi-covattastefano-rolando-pietro-caruso-celestino-spadadanilo-di-matteo-e-bruno-zanardi-i","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/2022\/05\/06\/il-ricordo-di-luigi-covattastefano-rolando-pietro-caruso-celestino-spadadanilo-di-matteo-e-bruno-zanardi-i\/","title":{"rendered":"Il ricordo di Luigi Covatta:Stefano Rolando ,  Pietro Caruso , Celestino Spada,Danilo Di Matteo e Bruno Zanardi .I"},"content":{"rendered":"<p><strong>&#8220;tratto da Mondoperaio di Aprile 2022&#8221;<\/strong><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9801\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/rol-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\"><\/p>\n<p><strong>Stefano Rolando <\/strong><\/p>\n<h3>Il peso della perdita,il senso della mancanza<br \/>\n&gt;&gt;&gt;&gt; Stefano Rolando<\/h3>\n<p>Circa sei mesi dopo la scomparsa di Gigi \u2013 proprio \u201cscomparsa\u201d,<br \/>\nsottrazione all\u2019improvviso, di un amico, di un<br \/>\ncompagno di tante cose, di un filo rosso tra la giovent\u00f9 e il<br \/>\npresente \u2013 mi ha preso un crescente senso di mancanza, tanto<br \/>\nda proporre di fare un piccolo evento \u201cin memoria\u201d.<br \/>\nChe ha trovato la naturale risposta di \u201cfar le cose per bene\u201d a<br \/>\nun anno, come d\u2019abitudine.<br \/>\nIntanto, eccoci qui.<br \/>\nMa quel giorno, di sei mesi fa, ho cambiato formalmente,<br \/>\ncredo per errore, ma in sostanza per vero lapsus psicologico,<br \/>\nla foto-fondale dello schermo del mio pc. La cosa che \u2013 soprattutto<br \/>\nin pandemia \u2013 finisce a farci pi\u00f9 compagnia.<br \/>\nLa foto era stata scattata ad un evento abbastanza recente al<br \/>\ncircolo Giustizia e Libert\u00e0 di Roma, a fine discussione, con le<br \/>\nscritte luminose di altri tempi, le bandiere rosso bruno di altri<br \/>\ntempi, io con la mia cravatta di altri tempi, lui leggermente<br \/>\nchino, apparentemente spaesato, in realt\u00e0 vigile su tutti. E<br \/>\n\u201ctutti\u201d avevano partecipato a quella discussione. Gennaro Acquaviva,<br \/>\nGiuliano Amato, Claudio Martelli. Ci doveva essere<br \/>\nClaudio Signorile. Con comune nostro sentimento di perdita<br \/>\nnon c\u2019era Gianni De Michelis. E poi tra di noi, Mondoperaio,<br \/>\nCesare Pinelli, Pio Marconi, Alberto Benzoni, Piero Pagnotta,<br \/>\nLuciano Benadusi, Paolo Borioni, Celestino Spada. Vado a<br \/>\nmemoria, chiedo scusa. Certo, Giulia Giuliani, Elisa Gambardella.<br \/>\nAnche Tommaso Nannicini aveva partecipato.<br \/>\nIl \u201cfilo rosso\u201d di Gigi, sempre lungo, sempre ragionato, sempre<br \/>\ncon il suo brusco modo di essere accogliente. Brusco poi\u2026<br \/>\nmeglio dire specifico, legato a un quesito, un tema da svolgere,<br \/>\nsoprattutto un confronto possibile, da Ugo Intini a Claudio<br \/>\nPetruccioli, da Pia Locatelli a Claudia Mancina.<br \/>\nQuel filo allargato oltre gli steccati di vecchie abitudini, allungato<br \/>\ndalla memoria al futuro, Gigi se lo portava dietro<br \/>\ndalla militanza aclista, poi nel pluralismo di correnti di senso<br \/>\nculturale e politico nel Partito Socialista Italiano, infine nel<br \/>\nlungo tempo della traversata del Mar Rosso (proprio questa la<br \/>\nmetafora giusta), recuperando via via una filiera magari smarrita,<br \/>\nmagari diversamente affaccendata, nessuno prigioniero<br \/>\ndella nostalgia, tutti con il convincimento di antiche ragioni<br \/>\nma anche di maturati e contenuti giudizi autocritici.<br \/>\nPer queste semplici ragioni \u00e8 stata una grande cosa la direzione<br \/>\ndi Mondoperaio di Luigi Covatta.<br \/>\nNato a Forio d\u2019Ischia il 15 maggio 1943 e morto a Roma il 18<br \/>\naprile 2021, cresciuto a Milano (con il minuscolo snobismo di<br \/>\navere frequentato il Liceo Parini1), dal 1979 al 1994 parlamentare<br \/>\nsocialista e due volte sottosegretario di Stato (all\u2019Istruzione<br \/>\ne ai Beni culturali), vicepresidente della Commissione<br \/>\nper le riforme istituzionali (1992-1994), autore di un bellissimo<br \/>\nMenscevichi. I riformisti nella storia dell\u2019Italia repubblicana<br \/>\n(Marsilio 2005) e, da ultimo, di un sorprendente Agor\u00e0 e<br \/>\nsociet\u00e0 educante (Volta la Carta, 2020). Nei due libri editi da<br \/>\nDiabasis (Diario della Repubblica, 2006 e La legge di Toqueville,<br \/>\n2007) ha ragionato pubblicamente sulla vita e la morte<br \/>\ndella prima Repubblica.<br \/>\nHa pensato, coordinato, prodotto 115 numeri della rivista<br \/>\nMondoperaio. Rimettendo in connessione circa duecento<br \/>\nautori, con un discreto equilibrio tra vecchia guardia e nuove<br \/>\ngenerazioni. I suoi editoriali sono stati ogni mese la traduzione<br \/>\nplastica del rapporto tra pensieri e parole: con riferimenti originali,<br \/>\na difesa di una storia, alla ricerca di un interrogativo irrisolto,<br \/>\ncon il dovuto pessimismo della ragione e con l\u2019intelligente<br \/>\nsarcasmo usato per fare la differenza tra un paese<br \/>\npossibile e un paese sgualcito.<br \/>\nNel suo primo numero, a gennaio del 2009, schiera tutta la<br \/>\nprima squadra: Amato, Cafagna, Vassalli, De Michelis, Treu,<\/p>\n<h4>note<em>1 Lo cito perch\u00e9 su questo argomento \u2013 lui del Parini, io del Carducci \u2013 era<\/em><br \/>\n<em>rimasto l\u2019unico spazio occasionale per scaramucce, visto che in politica<\/em><br \/>\n<em>andavamo d\u2019accordo su tutto e sul derby milanese non c\u2019era partita, perch\u00e9<\/em><br \/>\n<em>Gigi restava uno sfegatato napoletano.<\/em><\/h4>\n<p>Boniver. Ma anche Pinelli, Ricciardi, Pombeni, Marconi, Badini,<br \/>\nCafissi, Pellegrino, Cazzola, Benadusi. E ancora Craveri,<br \/>\nBenzoni, Pedull\u00e0, Paolo Franchi, Marcello Fedele, Daniela<br \/>\nBrancati. E Riccardo Nencini. E altre. E altri. Pubblica la mia<br \/>\nintervista a Francesco Cossiga, tra le ultime in vita del presidente,<br \/>\nquesta tutta dedicata al suo rapporto con Craxi e i socialisti.<br \/>\nFa uno dei suoi sorrisetti nel mettere il titolo all\u2019editoriale:<br \/>\n\u201cRevenants\u201d. \u201cA volte ritornano. Lo scriviamo noi prima<br \/>\nche lo scriva qualcun\u2019altro\u201d. Poi ricorda che l\u2019origine del<br \/>\ntitolo \u00e8 crociana. E quando chiude traccia la linea del programma<br \/>\neditoriale: \u201cPer cui pu\u00f2 darsi che in questo strano<br \/>\npaese tocchi persino ai revenants indicare un itinerario per<br \/>\nuscire dalla realt\u00e0 virtuale e tornare alla realt\u00e0 effettuale,<br \/>\nquella fatta di uomini in carne ed ossa che lavorano, consumano<br \/>\ne progettano un futuro per i propri figli\u201d. Nel suo ultimo editoriale,<br \/>\nnel marzo 2021, intitolato Sonnambuli, il direttore di<br \/>\nMondoperaio \u00e8 dentro la lunga scia che arriva fino ad oggi:<br \/>\n\u201cCi vorrebbe la lucidit\u00e0 di Christopher Clark per descrivere<br \/>\nla performance della nostra classe dirigente nell\u2019ultimo decennio.<br \/>\nSolo dei sonnambuli, infatti, potevano immaginare<br \/>\nche dopo l\u2019esperienza del governo Monti tutto sarebbe tornato<br \/>\ncome prima e la dialettica politica avrebbe trovato il modo<br \/>\nper rifluire ordinatamente nello schema bipolare inaugurato<br \/>\nnel 1994. E infatti non fu cos\u00ec\u201d.<br \/>\nProprio in quell\u2019ultimo numero accudito fino alla distribuzione,<br \/>\nGigi Covatta annotava fulmineamente uno scatto di seriet\u00e0 rispetto<br \/>\nal decennio che gli tocc\u00f2 di commentare, mese per<br \/>\nmese, attraverso la rivista, tra i periodi storici pi\u00f9 deboli<br \/>\nquanto a riformismo ma anche in cui la parola \u201criformista\u201d,<br \/>\nvagamente riabilitata, veniva spalmata come una sorta di aggettivo<br \/>\nrituale da parte di svariate e spesso inappropriate posizioni:<br \/>\n\u201cQuanto al riformismo, gi\u00e0 negli anni di Reagan e<br \/>\ndella Thatcher, Norberto Bobbio ci spieg\u00f2 che \u201cdove tutti<br \/>\nsono riformisti nessuno \u00e8 riformista\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Per una Societ\u00e0 Educante<br \/>\n&gt;&gt;&gt;&gt; Pietro Caruso<\/h2>\n<p>Quella che doveva essere una lezione in presenza, su<br \/>\ninvito della professoressa Anita Gramigna per l\u2019inaugurazione<br \/>\ndel corso di Pedagogia all\u2019Universit\u00e0 degli Studi di<br \/>\nFerrara, \u00e8 diventata per Gigi Covatta una straordinaria occasione<br \/>\nper esercitarsi in un contributo di riflessione sul ruolo<br \/>\ndelle riviste di cultura politica nell\u2019Italia Repubblicana.<br \/>\nUn\u2019occasione che Covatta ha saputo cogliere, sfruttando<br \/>\nesperienza sul campo, rete di relazioni, straordinario acume<br \/>\npolitico e culturale che hanno reso possibile la sua lunga permanenza<br \/>\nalla direzione di Mondoperaio, dal 2009 fino ad<br \/>\naprile del 2021 anno in cui tutta la comunit\u00e0 culturale e politica<br \/>\nitaliana, non solo quella di parte socialista, ha accusato<br \/>\ncon grande mestizia la sua scomparsa.<br \/>\nIl saggio di Covatta, per le edizioni Volta la carta di Ferrara, \u00e8<br \/>\nuscito nel 2020 nella collana Terre di frontiera, ben situandosi<br \/>\ncome contributo sociologico culturale e politologico ma non<br \/>\ncome organico studio accademico. Del resto per la stessa<br \/>\nammissione dell\u2019Autore, la riflessione voleva cogliere l\u2019influenza<br \/>\nche le riviste, come centri di elaborazione politica e culturale,<br \/>\nhanno avuto nel sistema politico e come si debba necessariamente<br \/>\ndistinguere fra la prolifica attivit\u00e0 di produzione<br \/>\ndelle culture politiche nella Prima Repubblica, almeno fino al<br \/>\n1993, e una dimensione culturale pi\u00f9 asfittica, se non del tutto<br \/>\ninsufficiente, negli anni successivi fino a quelli pi\u00f9 recenti.<br \/>\nDel resto le riviste di cultura politica sono perfettamente incastonate<br \/>\nin quel fiorire di stampa quotidiana, e in questo caso<br \/>\nsoprattutto periodica, collegata all\u2019espansione del partito di<br \/>\nmassa, come strumento di formazione culturale e politica. In<br \/>\nquesto campo, l\u2019esperienza italiana, secondo Covatta ha<br \/>\nassunto caratteristiche diverse rispetto a quelle del laburismo<br \/>\ninglese o della socialdemocrazia tedesca, perch\u00e9 nella nostra<br \/>\nvicenda sia alla fine del XIX secolo, sia nella prima parte del<br \/>\nXX secolo, sono sempre le \u00e9lite intellettuali, non per forza<br \/>\nlegate alle dinamiche sociali, ad assicurare la vitalit\u00e0 di una<br \/>\nCritica Sociale, della La Voce o persino dell\u2019Ordine Nuovo,<br \/>\nsegno di culture vivide ma tutto sommato minoritarie, anche<br \/>\ndurante l\u2019inizio dell\u2019antifascismo con riviste come Rivoluzione<br \/>\nLiberale, Quarto Stato.<br \/>\nIl clima dell\u2019immediato secondo dopoguerra \u00e8 stato molto<br \/>\nfavorevole per la crescita di riviste tese a realizzare una diffusione<br \/>\ndi idee ed un confronto teorico capace di arricchire di<br \/>\ncontenuti il dibattito dei gruppi dirigenti. Covatta, nel suo<br \/>\nsaggio, si sofferma solo su alcune delle riviste pi\u00f9 importanti<br \/>\nche si avviarono proprio durante gli anni della ricostruzione<br \/>\neconomica e politica del Paese.<br \/>\nEsempio \u00e8 quello di Rinascita, periodico fortemente voluto da<br \/>\nPalmiro Togliatti che per lanciarlo, da Salerno dove si era<br \/>\nappena insediato, scelse come forma di pubblicit\u00e0 la pubblicazione<br \/>\ndei Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci, per<br \/>\nindirizzare la linea di politica culturale del Pci, orientata<br \/>\nappunto all\u2019egemonia. Breve cenno anche al Politecnico,<br \/>\ndiretto da Elio Vittorini, che non accetter\u00e0 un ruolo intellettualmente<br \/>\nsubalterno alla linea culturale del Pci e chiuder\u00e0<br \/>\ndopo soli due anni, nel 1947. Ovviamente pi\u00f9 articolata \u00e8 la<br \/>\ndefinizione del ruolo ricoperto, in questa disamina, dalla rivista<br \/>\nMondo Operaio che Pietro Nenni volle fortemente far<br \/>\nnascere nel 1948 (il primo numero \u00e8 del 4 dicembre), dopo<br \/>\nche era stata appena metabolizzata la sconfitta del Fronte<br \/>\nDemocratico Popolare con il grave insuccesso dei candidati<br \/>\nsocialisti all\u2019interno dell\u2019alleanza con il Pci.<br \/>\nIn origine, la rivista non si pose alcuno dei problemi che, in<br \/>\nchiave di autonomia ideale e politica, caratterizzeranno, a<br \/>\npartire dal 1953, il percorso dei socialisti. Covatta non commette<br \/>\nl\u2019errore di costruire una narrazione agiografica della<br \/>\nrivista teorica del Psi. In maniera rigorosa ne ricorda i passaggi<br \/>\ne i direttori che si sono succeduti, cogliendo il dibattito<br \/>\nche prima vede la presenza di Rodolfo Morandi, infaticabile<br \/>\norganizzatore di partito e cultore della sua appartenenza, poi<br \/>\ndi Raniero Panzieri, che uscir\u00e0 dal Psi per dare vita ad una<br \/>\nesperienza di riflessione radicale con i Quaderni Rossi, fino<br \/>\na giungere al dibattito riformatore del gruppo di intellettuali<br \/>\n(i 101) che raccolti attorno ad Antonio Giolitti, abbandonarono<br \/>\nil Pci dopo la repressione sovietica in Ungheria nel<br \/>\n1956, dando vita a un primo nucleo che ritroveremo poi nella<br \/>\nfeconda stagione di Mondo Operaio dall\u2019inizio degli anni settanta<\/p>\n<p>La conoscenza del mondo cattolico da&nbsp; parte di Covatta, che<br \/>\nfu segretario nazionale dell\u2019Intesa universitaria e che in seguito<br \/>\nsegu\u00ec l\u2019esperienza dell\u2019Acpol con Riccardo Lombardi<br \/>\ne del Movimento Politico dei Lavoratori di Livio<br \/>\nLabor, \u00e8 evidente nella sua analisi delle riviste di questa area<br \/>\npolitico-culturale. Esperienze come quella Cronache Sociali, fra il 1947 e il<br \/>\n1951, sotto la direzione di Giuseppe Glisenti, con la partecipazione<br \/>\ndi figure come Dossetti, Aldo Moro, Gianni Baget Bozzo, Achille Ardig\u00f2, Costantino Mortati,<br \/>\nLeopoldo Elia, Pietro Scoppola che segna il tentativo di costruire<br \/>\nun autentico partito cristiano di massa con una \u201cvocazione<br \/>\nche non si stenterebbe a chiamare socialista\u201d, come<br \/>\nscrisse Umberto Segre nel 1951, ma finisce per scontrarsi con<br \/>\nil solido blocco di potere statale democristiano e l\u2019irrompere<br \/>\nsulla scena della comunicazione della Rai, sotto la direzione<br \/>\ndi Ettore Bernabei.<br \/>\nIl 1956 \u2013 ricorda Covatta \u2013 \u00e8 l\u2019anno decisivo della ritrovata<br \/>\nautonomia dei socialisti e del tentativo di tessitura di un<br \/>\ndialogo con i socialdemocratici di Saragat e poi con i democristiani<br \/>\ndi Moro.<br \/>\nSul fronte laico \u00e8 vivace il dibattito sull\u2019apertura a sinistra che<br \/>\nviene animato da due importati riviste: Il Mondo fondato da<br \/>\nMario Pannunzio nel 1949 e il mensile bolognese Il Mulino,<br \/>\nche fu il frutto dell\u2019incontro di tre vivaci giovani studiosi<br \/>\ndotati di grande vigore intellettuale: il cattolico Luigi Pedrazzi,<br \/>\nil liberale-repubblicano Nicola Matteucci e il socialista Federico<br \/>\nMancini.<br \/>\nLa ventata del Sessantotto, per l\u2019Italia, nell\u2019analisi di Covatta,<br \/>\npur suscitando un forte movimentismo ideale e politico, non<br \/>\nsi caratterizz\u00f2 per la nascita di robuste riviste di pensiero. \u00c8<br \/>\nvero per\u00f2 che il mensile<br \/>\nIl Manifesto, dall\u2019estate del 1969, cre\u00f2 un nucleo con<br \/>\nPintor, Rossanda, Natoli, Castellina, Caprara e Magri, che<br \/>\n\u00e8 sfociato nella vicenda di un quotidiano comunista irriverente<br \/>\nai poteri e che ha ancora una funzione dirompente nel panorama dell\u2019informazione.<br \/>\nMentre il Pci assorb\u00ec l\u2019influenza dell\u2019organicismo di Rodano con la sua Rivista<br \/>\nTrimestrale, il Psi, che aveva riconquistato spazio politicoa sinistra rompendo<br \/>\nil patto di unit\u00e0 con i socialdemocratici, compie un cambiamento di rotta significativo<br \/>\nsul piano ideale con l\u2019affidare nel 1972, durante la segreteria<br \/>\ndi Francesco De Martino, all\u2019intellettuale di origini<br \/>\nurbinati Federico Coen la direzione di Mondoperaio (che ha<br \/>\nutilizzato la crasi del nome proprio per superare la dimensione<br \/>\nsquisitamente classista delle origini della rivista).<br \/>\nCovatta, con grande onest\u00e0 intellettuale, ha riconosciuto alla<br \/>\ngestione di Coen l\u2019apertura a studiosi, giovani e non, appartenenti<br \/>\nad un arco di idee molto pi\u00f9 ampio di quelle del Partito<br \/>\nsocialista. In quegli anni Settanta, Norberto Bobbio con la sua<br \/>\ncritica alla debolezza della dottrina dello Stato nel marxismo<br \/>\ne Massimo Salvadori con il suo attacco frontale alla teoria<br \/>\ngramsciana dell\u2019egemonia, che altro non era se non una<br \/>\nvariante dell\u2019egemonia leninista del partito, scelsero proprio<br \/>\nla rivista di Coen per manifestare il loro pensiero incrociando<br \/>\nle lame con il Pci. Un periodo d\u2019oro per la cultura socialista<br \/>\nnella quale, anche sotto la gestione di Craxi, si contarono i<br \/>\nqualificati interventi di Luciano Pellicani, Luciano Cafagna (a<br \/>\ncui Covatta \u00e8 sempre stato debitore di un confronto intellettuale<br \/>\ndi altissimo livello), Massimo Teodori, Giorgio Ruffolo, Paolo<br \/>\nFlores d\u2019Arcais, Alessandro Pizzorno, Gianni Vattimo, Giuseppe<br \/>\nVacca, Giuliano Amato; senza dimenticare l\u2019apertura al socilismo<\/p>\n<p>di altri paesi come quello francese con gli interventi di<br \/>\nGilles Martinet o Pierre Rosanvallon nonch\u00e9 agli intellettuali<br \/>\ndel dissenso nei Paesi satelliti dell\u2019Urss, tra cui Jiri Pelikan.<br \/>\nNonostante l\u2019alto livello raggiunto in termini di dibattito,<br \/>\ncome di abbonamenti e diffusione, raggiunto da Mondoperaio,<br \/>\nquesto per\u00f2 non port\u00f2 consensi al Psi del \u201cnuovo corso\u201d, in un<br \/>\nsistema politico ancora dominato dal \u201cbipartitismo imperfetto\u201d<br \/>\ndi Dc e Pci, che poi dar\u00e0 vita al \u201ccompromesso storico\u201d. Gigi<br \/>\nCovatta dedica uno spazio di riflessione anche al ruolo del<br \/>\nquotidiano La Repubblica diretto da Eugenio Scalfari, ma<br \/>\nscarta subito l\u2019idea che il giornale romano, nato in principio<br \/>\ncon la nomea di essere vicino ai socialisti, e poi in realt\u00e0 funzionale<br \/>\nalle scelte di Berlinguer e persino di De Mita, sia stato<br \/>\nun foglio di orientamento e programma ideale. Le solidi<br \/>\nragioni di mercato, secondo Covatta, hanno determinato il posizionamento<br \/>\nculturale de La Repubblica.<br \/>\nSulle ragioni dell\u2019abbandono della guida di Mondoperaio da<br \/>\nparte di Coen, nel 1984, e della nuova direzione di Luciano<br \/>\nPellicani della rivista, Covatta non si sofferma. Io non credo<br \/>\nche lo abbia fatto per mascherare il contrasto metodologico<br \/>\nche caratterizz\u00f2 le posizioni intransigenti dal punto di vista<br \/>\nideale di Coen con la guida di Craxi del Paese, come presidente<br \/>\ndel Consiglio. Il problema \u00e8 che il saggio \u201cAgor\u00e0 e Societ\u00e0<br \/>\neducante\u201d per l\u2019Autore aveva uno scopo pedagogico tale da<br \/>\nfarsi intendere per una ricostruzione storica per sommi capi e<br \/>\nnon attraverso una infinit\u00e0 di glosse e note.<br \/>\nPer quanto riguarda la vicenda finale del comunismo italiano,<br \/>\nsecondo Covatta la principale accusa che pu\u00f2 essere rivolta<br \/>\nsul piano della cultura politica al Pci del 1989 \u00e8 quella di non<br \/>\navere voluto affrontare in modo limpido una \u201cchiarificazione<br \/>\nteorica\u201d del proprio percorso ideale e politico, una volta acquisita<br \/>\nla scelta di abbandonare il campo della tradizione comunista<br \/>\ne in modo definitivo i legami, sia pure resisi pi\u00f9<br \/>\nblandi nel tempo, con l\u2019internazionalismo a guida Pcus. La<br \/>\nsvolta di Occhetto non fu accompagnata da una robusta revisione<br \/>\nteorica che avrebbe dovuto impattare se non con le<br \/>\nragioni del Psi (da questo punto di vista Covatta non esprime<br \/>\nun giudizio sulla effettiva portata della proposta di Unit\u00e0 Socialista<br \/>\ndi Craxi), con quelle che la cultura socialista aveva<br \/>\nmanifestato durante le direzioni della rivista prima di Federico<br \/>\nCoen e poi soprattutto di Luciano Pellicani.<br \/>\nLe vicende di Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica,<br \/>\nnell\u2019analisi proposta nel saggio, vengono sintetizzate senza rievocare<br \/>\ngli accadimenti della cronaca. Il giudizio si limita a<br \/>\ncondensare nella trasformazione di una parte del sistema giudiziario<br \/>\nin \u201cpartito dei giudici\u201d e nella assenziente trasformazione<br \/>\ndel sistema informativo in \u201cgiornalismo collettivo\u201d: due<br \/>\ngravi anomalie capaci di semplificare molto pericolosamente<br \/>\nla complessit\u00e0 della democrazia italiana a cavallo della fine<br \/>\ndel secolo scorso. Un danno inferto anche al popolo italiano e<br \/>\nnon soltanto ai suoi temporanei rappresentati politici nel ceto<br \/>\ndi governo.<br \/>\nE veniamo ai nostri giorni e al ruolo delle riviste di cultura<br \/>\npolitica negli anni nei quali, dal 2009, Covatta ha accettato l\u2019incarico<br \/>\ndi assumere la direzione di Mondoperaio, in concomitanza<br \/>\ncon la guida del rinato Psi da parte di Riccardo Nencini.<br \/>\nCovatta non nasconde che la fase storica nella quale stiamo<br \/>\nvivendo ha relegato a un ruolo marginale le riviste di cultura<br \/>\npolitica, ma il coraggioso intellettuale socialista ne ribadisce<br \/>\nla funzione pedagogica e sociale per un dibattito delle idee<br \/>\nforte e articolato. La cosiddetta Seconda Repubblica non ha<br \/>\ncreato un dibattito teorico degno di questo nome e l\u2019occasione<br \/>\n\u00e8 stata persa sia durante il governo guidato da Massimo D\u2019Alema<br \/>\n\u2013 ma soprattutto durante i governi Berlusconi \u2013 del tutto<br \/>\ndisinteressati a costruire, per lo meno le fondamenta di una<br \/>\ndialettica politica nella quale l\u2019alternanza fra Pd e Pdl, al di l\u00e0<br \/>\ndelle contestazioni di principio, avrebbe potuto comunque<br \/>\nrappresentare una forma di stabilir\u00e0 democratica.<br \/>\nProprio questo vuoto di elaborazione culturale e politica \u2013<br \/>\nsecondo i giudizi che Covatta riporta nell\u2019appendice al suo<br \/>\nsaggio \u2013 hanno consentito, a partire dal 2012, la comparsa<br \/>\ndi fenomeni come quello dei Cinque Stelle a cui l\u2019Autore<br \/>\ndestina la parte conclusiva della sua riflessione. Non lo fa<br \/>\ncitando le proprie opinioni, ma richiamando quello che<br \/>\nMondoperaio ha ricostruito con interventi e interviste di<br \/>\nnotevole significato in questi ultimi anni. Infatti, nelle riflessioni<br \/>\ndi Pasquino, Gazzolo, Sapelli e De Masi emerge<br \/>\nprepotente il richiamo della ragione ad analizzare i processi<br \/>\npolitici senza la lente del pressapochismo e dell\u2019ideologismo<br \/>\nfine a s\u00e9 stesso. Non ne esce certo un ritratto dei Cinque<br \/>\nStelle a tinte limpide, tutt\u2019altro, ma la consapevolezza che<br \/>\nle crepe della democrazia, manifestatesi in forme irreversibili<br \/>\ndopo il \u201cno\u201d di Scalfaro al \u201cdecreto Conso\u201d, che liquid\u00f2 la<br \/>\n\u201cla Repubblica dei partiti\u201d, si sono acuite, durante la crisi<br \/>\ndella Seconda Repubblica, definibile come \u201cpartitocrazia<br \/>\nsenza partiti\u201d, ed in cui confusamente navighiamo ancora<br \/>\naffidandoci di volta in volta a \u201cuomini della provvidenza\u201d,<br \/>\nquando, se mai, si sentirebbe la necessit\u00e0 del ritorno di un<br \/>\nrobusto dibattito ideale e politico dentro cui le riviste come<br \/>\nMondoperaio hanno ancora molto da dire e proporre. Sempre<br \/>\nsecondo una linea di pensiero critico, che \u00e8 uno dei lasciti<br \/>\ninestimabili di <strong>Gigi Covatta<\/strong>.<br \/>\n<strong>mondoperaio 4\/2022<\/strong><\/p>\n<h2>La battaglia delle idee<br \/>\n&gt;&gt;&gt;&gt; Celestino Spada<\/h2>\n<p>Chi l\u2019avrebbe detto che sarebbe stato un cattolico a sentire<br \/>\nl\u2019esigenza di una considerazione d\u2019insieme e a proporre<br \/>\nun bilancio dell\u2019apporto dei movimenti e partiti politici dell\u2019Italia<br \/>\nunita alla \u201cconversazione\u201d nazionale (un indicatore di civilt\u00e0,<br \/>\nper Giacomo Leopardi), alle opinioni e alle volont\u00e0<br \/>\nintese al governo della societ\u00e0 e delle istituzioni affidato al<br \/>\nsuffragio universale? Un bilancio efficace nella sintesi, quello<br \/>\ndi Luigi Covatta, cinquanta pagine in formato tascabile poste<br \/>\nsotto un\u2019insegna &#8211; Agor\u00e0 e societ\u00e0 educante &#8211; inattuale,<br \/>\nestranea all\u2019opinione corrente circa il pensiero e l\u2019azione<br \/>\npolitica come ruolo e orizzonte personale, se non di potere,<br \/>\nnonch\u00e9 agli assunti socio-semiotici della comunicazione che<br \/>\nsono venuti a negarne la valenza educativa e formativa, dannandola<br \/>\ncome \u2018paternalistica\u2019 e \u2018autoritaria\u2019, dal 1968 nella<br \/>\nprima Repubblica, e oscurandola nelle performance dello<br \/>\nspettacolo e della messa in scena mediale, dagli anni 1980 e<br \/>\nnella seconda. Occasione: l\u2019invito a tenere nel 2020 la lezione<br \/>\ninaugurale del corso di Pedagogia di Anita Gramigna, docente<br \/>\nall\u2019Universit\u00e0 di Ferrara, a lui rivolto, dice agli studenti, \u201cin<br \/>\nquanto mi trovo a dirigere una rivista, Mondoperaio, che<br \/>\nPietro Nenni fond\u00f2 alla fine del 1948, e che quindi ora \u00e8 la pi\u00f9<br \/>\nantica rivista di cultura politica in Italia\u201d1.<br \/>\nSono dunque considerate le riviste politiche in quanto \u201csedi di<br \/>\naggregazione di un nuovo tipo di \u00e9lite, non legata al censo o<br \/>\nal ruolo sociale, ma fondata sulla condivisione di alcune<br \/>\nidee\u201d, sul modello, ricorda, di Critica sociale fondata da<br \/>\nFilippo Turati e Claudio Treves, che un anno prima della<br \/>\nnascita del PSI (1892) segn\u00f2 l\u2019avvento, nell\u2019Italia liberale dei<br \/>\nnotabili, dei moderni partiti politici di massa. Sono evidenziati<br \/>\ni termini delle sfide maggiori affrontate dall\u2019Italia repubblicana,<br \/>\ndalla sua classe dirigente &#8211; nuova, anche nuovissima, dopo il<br \/>\ncrollo del fascismo e la Liberazione &#8211; impegnata a modernizzare<\/p>\n<h4><strong>note<\/strong> 1 <em>Luigi Covatta, Agor\u00e0 e societ\u00e0 educante, Introduzione di Anita Gramigna,Ferrara, Volta la carta, 2020. In Appendice sono riproposti saggi di<\/em><br \/>\n<em>Gianfranco Pasquino, Tommaso Gazzolo, Giulio Sapelli e un\u2019intervista a<\/em><br \/>\n<em>Domenico De Masi dedicati al Movimento5stelle, pubblicati su Mondoperaio<\/em><br \/>\n<em>nel 2013 e nel 2018.<\/em><\/h4>\n<p>e sviluppare la societ\u00e0 nazionale nella democrazia, gli apporti<br \/>\npi\u00f9 significativi di partiti e movimenti al governo e all\u2019opposizione,<br \/>\ndi dirigenti, intellettuali e quadri circa gli obbiettivi e<br \/>\ni modi della \u201ctrasformazione\u201d della societ\u00e0 e dello Stato: tutto<br \/>\nquanto ha reso cos\u00ec ricca e interessante per molti, per quasi<br \/>\ncinquant\u2019anni, l\u2019esperienza intellettuale e sociale, personale e<br \/>\ncollettiva, della politica. Ne risulta un contributo alla storia<br \/>\nd\u2019Italia ad alta intensit\u00e0 informativa, quasi un repertorio ragionato<br \/>\nredatto per nodi e passaggi \u201ccruciali\u201d fra il 1945 e il<br \/>\n1992 quando la vicenda dei partiti di massa, a un secolo esatto<br \/>\ndal suo avvio, \u00e8 giunta allo stadio terminale: per il collasso<br \/>\ndella rappresentanza politica nazionale nella tenaglia di Tangentopoli<br \/>\nfra il \u201cpartito dei giudici\u201d e il \u201cgiornalista collettivo\u201d,<br \/>\ne per la scelta dei suoi gruppi dirigenti di abbandonare il loro<br \/>\nproprio radicamento territoriale e sociale, affidando alla comunicazione<br \/>\nstrutturata dai media, soprattutto televisivi, il<br \/>\nloro rapporto con i cittadini e aprendo cos\u00ec la strada alla \u201cpartitocrazia<br \/>\nsenza partiti\u201d, come l\u2019ha definita gi\u00e0 nel 1997 Mauro<br \/>\nCalise &#8211; qui, con Luciano Cafagna, Giuliano Amato e Gianfranco<br \/>\nPasquino, fra i principali interlocutori di Covatta.<br \/>\nSi ripropone in questo \u201clibretto\u201d l\u2019enorme capacit\u00e0 di ascolto<br \/>\ne la qualit\u00e0 e l\u2019intensit\u00e0 del dialogo &#8211; che si erano potute constatare,<br \/>\nin particolare, nel suo Menscevichi. Il riformismo<br \/>\nnella storia dell\u2019Italia repubblicana (2005) &#8211; con quanti \u201cnelle<br \/>\nuniversit\u00e0, nelle professioni e nelle organizzazioni della societ\u00e0<br \/>\ncivile\u201d hanno dato vita nel corso degli anni e dei decenni alla<br \/>\n\u201cbattaglia delle idee\u201d cos\u00ec documentata &#8211; fra i quali, ci dice,<br \/>\n\u201cnon fu affatto difficile arruolare l\u2019equipaggio\u201d idoneo alla<br \/>\nnavigazione di Mondoperaio, quando gliene fu affidata la direzione<br \/>\nnel 2009. Qui l\u2019argomento, \u201cCultura e politica nell\u2019Italia<br \/>\nrepubblicana\u201d, del quale \u00e8 ribadito l\u2019assunto: \u201cIl ruolo formativo<br \/>\ndei partiti di massa\u201d, \u00e8 scandito in sezioni &#8211; \u201cL\u2019Italia repubblicana\u201d,<br \/>\n\u201cL\u2019apertura a sinistra\u201d, \u201cIl Sessantotto\u201d, \u201cGli anni \u201970\u201d,<br \/>\n\u201cVerso l\u2019Ottantanove\u201d, \u201cLa fine della prima Repubblica\u201d, \u201cLa<br \/>\nseconda Repubblica\u201d &#8211; che si concludono con una sezionediagnosi:<br \/>\n\u201cL\u2019introvabile Agor\u00e0\u201d, riferita ai dodici anni della<br \/>\nsua direzione della rivista, e che ancora ci riguarda. Un\u2019attitudine<\/p>\n<p>tenace, quella di Covatta al dialogo e alla formazione,<br \/>\nche si \u00e8 resa particolarmente evidente in occasione dei seminari<br \/>\ndella \u201cScuola di democrazia europea\u201d intitolata a Luciano Cafagna,<br \/>\nda lui organizzati in collaborazione con la Fondazione<br \/>\nSocialismo e la FEPS (Foundation for European Progressive<br \/>\nStudies).<br \/>\nInteressanti e promettenti, i seminari, gi\u00e0 alla lettura dei temi<br \/>\ne dei nomi dei relatori da lui scelti, con le conseguenti aspettative<br \/>\ndi interesse e di apprendimento, non deluse in chi<br \/>\nscrive, a Matera (6-8\/11\/2015): La cultura per lo sviluppo<br \/>\ndell\u2019Europa del Sud, a Pozzuoli (20-21\/10\/2017): Le nuove<br \/>\nfaglie della politica, a Magliano Sabina (30\/11-1\/12\/2017):<br \/>\nLa governance locale e la costruzione di una classe dirigente<br \/>\nper la politica. Un tema, quest\u2019ultimo, in cui tornava la situazione<br \/>\nnella quale \u201cgi\u00e0 nel 1938 Alcide De Gasperi ammoniva<br \/>\nil giovane Adriano Ossicini: \u2018Oggi noi dobbiamo prepararci a<br \/>\nun futuro nel quale, dopo il crollo del fascismo, il ruolo dei<br \/>\ncattolici in Italia sia un ruolo di governo [&#8230;] dobbiamo<br \/>\nformarci e formare una classe dirigente che sia pronta a<br \/>\nprendere un\u2019eredit\u00e0 fondamentale\u2019\u201d &#8211; frasi richiamate in nota,<br \/>\nall\u2019avvio di questo bilancio della vita intellettuale e politica<br \/>\ndell\u2019Italia repubblicana (p. 26).<br \/>\n\u00c8 singolare il fatto che, come in vista del crollo del fascismo,<br \/>\nal bilancio di una fase conclusa della vicenda nazionale segua<br \/>\nl\u2019indicazione di un compito che, oggi come allora, non riguarda<br \/>\ncerto soltanto il mondo cattolico. E che a proporre di nuovo<br \/>\nquesto nesso sia un cattolico che le tempeste e le risacche<br \/>\ndella storia hanno spinto, insieme ai socialisti da lui scelti a<br \/>\nsuo tempo come compagni di vita politica e di partito, sulla<br \/>\nsponda del fiume ancora corrente dell\u2019Italia repubblicana.<br \/>\nQuasi che, dopo la novit\u00e0, ottant\u2019anni fa senza precedenti,<br \/>\ndell\u2019avvento di esponenti di movimenti e settori cattolici alla<br \/>\ndirezione dell\u2019Italia Unita, e dopo il ventennio ed oltre di \u201cposizionamenti\u201d<br \/>\nsul \u201cmercato elettorale\u201d nella seconda Repubblica,<br \/>\nsoprattutto fra di essi si possano trovare oggi i custodi,<br \/>\nse non anche i profeti, della ragion d\u2019essere dell\u2019unit\u00e0 politica<br \/>\ndella nazione italiana e del suo reggimento democratico. Un<br \/>\nsospetto, un\u2019idea, che per qualche via \u00e8 venuta a precisarsi,<br \/>\norientando l\u2019attenzione di chi scrive ai riferimenti alle culture<br \/>\ne sensibilit\u00e0 fra loro anche diverse, se non opposte, dei<br \/>\nsegmenti di quel mondo al governo del paese, alle loro scelte<br \/>\ne obbiettivi di programma, che ne hanno deciso e condizionato<br \/>\nle alleanze, e all\u2019egemonia &#8211; anche rispetto agli avversari &#8211;<br \/>\ndella loro \u201ccultura di governo\u201d, con quel che ne \u00e8 conseguito<br \/>\nnello Stato e nella societ\u00e0, per il ruolo assunto dai partiti nella<br \/>\nnostra \u201cdemocrazia spartitoria\u201d, in cui tuttora il popolo italiano<br \/>\nsi riconosce, nel crescere dell\u2019astensione dalle urne a tutti i<br \/>\nlivelli della rappresentanza. Aspetti del racconto e della riflessione<br \/>\nproposti da Covatta agli studenti di Ferrara, che si<br \/>\npossono richiamare qui brevemente.<br \/>\nNon c\u2019\u00e8 enfasi sul ruolo dei cattolici nella politica italiana ma,<br \/>\ndata la sua \u201ccentralit\u00e0\u201d fin dall\u2019avvio della Repubblica, il richiamo<br \/>\ndei nomi delle riviste e di quanti le animarono, attivi<br \/>\nnei rapporti con la gerarchia ecclesiastica come nell\u2019istruzione<br \/>\npubblica e nei media privati e pubblici, d\u00e0 concretezza e significato<br \/>\nall\u2019evoluzione del rapporto fra politica e cultura<br \/>\nnegli anni \u201950 sul versante democristiano del \u2018bipartitismo<br \/>\nimperfetto\u2019 con il Partito comunista. In queste pagine, in particolare<br \/>\nnella sezione dedicata alla \u201capertura a sinistra\u201d, si<br \/>\nrende evidente la scelta di Covatta di attenersi al classico sine<br \/>\nira et studio nella ricostruzione di vicende che lo videro<br \/>\npresto in prima fila &#8211; nel 1965 \u00e8 eletto segretario nazionale<\/p>\n<p>dell\u2019Intesa, l\u2019organizzazione che riuniva gli studenti di ispirazione<br \/>\ncattolica. Sicch\u00e9, mentre nel suo Menscevichi ne aveva<br \/>\nfatto notare il ruolo e l\u2019apporto, qui fa solo un accenno ai<br \/>\n\u201cprimi riformisti dell\u2019Italia post-fascista, a Dossetti e ai suoi<br \/>\namici\u201d, e in particolare ad Amintore Fanfani con la sua idea di<br \/>\n\u201cpartito vero e proprio\u201d di cui \u201cveicolo furono niente di meno<br \/>\nla Rai, sotto la direzione di Ettore Bernabei, e l\u2019apparato scolastico,<br \/>\nsaldamente in mano agli inamovibili ministri democristiani<br \/>\ndella Pubblica istruzione\u201d (p. 30-31). Lasciando<br \/>\nperfino non menzionata la \u201cconvergenza della destra clericale<br \/>\ne di quella politico-sociale ed economica\u201d &#8211; di recente ancora<br \/>\nrilevata e documentata da Paolo Pombeni2 &#8211; che accompagna<br \/>\ngi\u00e0 dagli anni \u201950 il confronto interno alla Dc in quella fase<br \/>\ncruciale, e tutta l\u2019esperienza dei cattolici nella Rai, da Guala a<br \/>\nBernabei, dal 1954 al 1974 e oltre, data la continuit\u00e0 di quel<br \/>\ngruppo dirigente in posizioni di responsabilit\u00e0 nei programmi<br \/>\ne nell\u2019informazione della Rai riformata.<\/p>\n<h5>Ad ogni modo qui, della \u201capertura a sinistra\u201d, oltre alla<br \/>\ncitazione del ruolo del Mondo di Mario Pannunzio e del<br \/>\nMulino sul versante laico, viene fornita una mappa che si addensa<br \/>\nnelle citt\u00e0 del Nord e nelle iniziative del laicato cattolico,<br \/>\ncon la rivista Relazioni sociali, nonch\u00e9 dell\u2019arcivescovo di<br \/>\nMilano e futuro papa, cardinale Montini, con le sue \u201cnote<br \/>\ninviate alle testate diocesane e parrocchiali\u201d: informazioni,<br \/>\n<strong>note 2 L\u2019apertura. L\u2019Italia e il centrosinistra 1953-1963, Bologna, Il Mulino,<\/strong><br \/>\n<strong>2022.<\/strong><\/h5>\n<p>evidentemente, di prima mano, se non anche nell\u2019esperienza<br \/>\npersonale di Covatta, che sfugge al controllo dell\u2019autore<br \/>\nquando aggiunge: \u201cLa preoccupazione di Montini \u00e8 che l\u2019apertura<br \/>\na sinistra disorienti l\u2019elettorato cattolico (e magari<br \/>\ninduca addirittura qualcuno ad aderire alla cultura del Psi)\u201d<br \/>\n(p. 34). Mentre la \u201ccentralit\u00e0\u201d culturale e politica del mondo<br \/>\ncattolico torna in primo piano quando fa presente il ruolo di<br \/>\nFranco Rodano, nel dopoguerra leader del movimento dei cattolici<br \/>\ncomunisti, che ancora negli anni \u201970 &#8211; nella scelta della<br \/>\nstrategia del \u2018compromesso storico\u2019 e poi del \u2018governo di solidariet\u00e0<br \/>\nnazionale\u2019 &#8211; \u201ccon la sua Rivista trimestrale influenzava<br \/>\nnon solo Berlinguer [\u2026] ma diverse personalit\u00e0 attive nella<br \/>\nDc e nello stesso Psi\u201d (p. 43).<br \/>\nNel racconto di Covatta c\u2019\u00e8 un momento e un luogo della vicenda<br \/>\ndell\u2019Italia repubblicana in cui l\u2019intreccio fra il pensiero<br \/>\ne l\u2019azione della politica si \u00e8 fatto concreto e stringente, in cui<br \/>\nla riflessione su \u201ccome stanno le cose\u201d e \u201cdove vogliamo andare\u201d<br \/>\nsi \u00e8 proposta a ridosso, se non proprio all\u2019interno, del<br \/>\nprocesso decisionale e del \u201cfare\u201d della politica nazionale.<br \/>\nQuello in cui, \u201cnel 1977, Mondoperaio fu la culla di un\u2019iniziativa<br \/>\npi\u00f9 esplicitamente politica, quella della riforma istituzionale\u201d,<br \/>\npubblicando il saggio \u201cRiforma dello Stato e alternativa<br \/>\ndella sinistra\u201d di Giuliano Amato. Nel quale, alla considerazione<br \/>\ndelle prassi attivate in Parlamento dopo l\u2019avanzata<br \/>\nelettorale del Pci nel \u201976, seguiva la \u201cdenuncia dell\u2019impatto<br \/>\ndel \u2018modello spartitorio\u2019 sugli equilibri istituzionali\u201d e si \u201creclamava<br \/>\nla necessit\u00e0 di una democrazia governante\u201d, come<br \/>\npure faceva \u201cun parallelo intervento di Gianfranco Pasquino<br \/>\ncontro la democrazia consociativa\u201d (p. 45).<br \/>\nDopo questo passaggio cruciale &#8211; che nel 1978, al congresso<br \/>\nPsi di Torino, divenne Progetto socialista (a p. 47 ne sono indicati<br \/>\ni redattori) e che rimase senza interlocutori nell\u2019opinione<br \/>\n(salvo eccezioni) e negli altri partiti &#8211; la politica italiana,<br \/>\nnella ricostruzione di Covatta, \u00e8 fatta di leader e sigle di<br \/>\npartiti politici alla ricerca di supporter e fiancheggiatori nei<br \/>\nmedia, soprattutto televisivi, pubblici e privati, alle prese con<br \/>\nproblemi identitari e di sopravvivenza come quelli posti dal<br \/>\ncrollo del sistema di alleanze e dalla fine dell\u2019Unione<br \/>\nSovietica e dai processi di \u201cMani Pulite\u201d, impegnati a definirsi<br \/>\nsui media, presso il loro pubblico e l\u2019elettorato, con idee e<br \/>\nproposte di valore decrescente negli anni rispetto al loro \u201cposizionamento\u201d<br \/>\nnell\u2019universo mentale duale, primitivo e schmittiano,<br \/>\ndell\u2019\u201cO di qua! O di l\u00e0!\u201d di Rete Italia 1, che dal 1994<br \/>\nha strutturato la \u201cdemocrazia dell\u2019alternanza\u201d praticata nella<br \/>\nseconda Repubblica. Una logica e una prassi &#8211; quelle del \u201cposizionamento\u201d<br \/>\ndivenuto connotato identitario di candidati e<br \/>\nliste elettorali &#8211; che hanno segnato in questi decenni i singoli<br \/>\ne le formazioni politiche, piuttosto \u201caggregati\u201d che partiti attorno<br \/>\na persone, come nel caso del centro-destra, o ad esso<br \/>\ncontrapposti, come il centrosinistra, dove \u201cla lenta marcia<br \/>\nverso il Partito democratico ha accuratamente evitato ogni<br \/>\nconfronto culturale\u201d (p. 66). Logica e prassi che &#8211; in termini<br \/>\ndi \u201cappartenenza\u201d, \u201cvicinanza\u201d, \u201criferimento\u201d ai pi\u00f9 vari soggetti<br \/>\nsulla scena pubblica e televisiva &#8211; nella democrazia dell\u2019alternanza<br \/>\nhanno assicurato continuit\u00e0 e ruolo alle varie<br \/>\ncomponenti in ragione dei loro \u201cpesi e misure\u201d elettorali,<br \/>\nstante la continuit\u00e0 del \u2018modello spartitorio\u2019 e del suo \u201cimpatto<br \/>\nsugli equilibri istituzionali\u201d, segnalato da Giuliano Amato<br \/>\nquarantacinque anni fa.<br \/>\nCovatta non insiste pi\u00f9 di tanto su questa continuit\u00e0 fra la<br \/>\n\u201cRepubblica dei partiti\u201d e la \u201cpartitocrazia senza partiti\u201d strutturata<br \/>\ndai media &#8211; in cui \u201cal \u2018confronto delle idee\u2019 si \u00e8 sostituito<br \/>\nlo scontro delle rispettive propagande, che non prevede neanche<br \/>\nconfronti diretti tra i contendenti, come si \u00e8 visto nel corso<br \/>\ndella campagna elettorale del 2018\u201d &#8211; preferendo considerare<br \/>\nil \u201cproblema di linguaggi\u201d che la comunicazione politica fra i<br \/>\ncittadini deve oggi affrontare (p. 71). E neppure fa cenno qui<br \/>\nal fatto che nel giugno 2016, in vista del referendum costituzionale<br \/>\ndel dicembre successivo, \u00e8 stato Mondoperaio, da lui<br \/>\ndiretto, a riproporre alla pubblica conversazione il saggio di<br \/>\nAmato, con le sue argomentazioni a favore della riforma istituzionale,<br \/>\nnon accolte dal silenzio pigro o sornione della<br \/>\n\u201cclasse politica\u201d, questa volta, ma travolte dalla squillante vittoria<br \/>\nnelle urne del \u201cFronte del No\u201d nel quale, ai leader e ai<br \/>\npartiti degli schieramenti che hanno dominato la seconda Repubblica,<br \/>\nsi sono aggiunti i newcomer del Movimento5Stelle.<br \/>\nCome si pu\u00f2 leggere nelle pagine finali di questo suo ultimo lavoro,<br \/>\n\u201cnel deserto culturale della seconda Repubblica\u201d la scelta<br \/>\ndi Gigi Covatta \u00e8 stata quella di \u201csegnalarne l\u2019aridit\u00e0\u201d, documentando<br \/>\ne analizzando la cultura, gli orientamenti e le scelte<br \/>\npolitiche e di governo in Italia e nel contesto europeo e mondiale,<br \/>\ncon l\u2019impegno e gli obbiettivi da lui ancora di recente indicati<br \/>\nai redattori della rivista: negli \u2018Appunti per la programmazione<br \/>\ndi Mondoperaio nella seconda met\u00e0 del 2019\u2019 &#8211; \u201cSi tratta di costruire<br \/>\nuna nuova cultura politica, senza accontentarsi dell\u2019archiviazione<br \/>\ndelle ideologie del secolo scorso\u201d &#8211; e negli \u2018Appunti<br \/>\nsulle prospettive di Mondoperaio fra 2020 e 2021\u2019: \u201cLa rivista<br \/>\ndeve da un lato rappresentare una cultura \u2013 quella del socialismo<br \/>\nitaliano \u2013 che \u00e8 rimasta esclusa dalla formazione del sistema<br \/>\npolitico della seconda Repubblica; dall\u2019altro essere un punto di<br \/>\nriferimento per quei corpi intermedi (strutturati o spontanei che<br \/>\nsiano) oggi presenti ed attivi nella societ\u00e0 civile\u201d.<\/p>\n<p><strong>mondoperaio 4\/2022 \/ \/ \/ \/ luigi covatta<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h2>Il ministero fondato a Natale<br \/>\n&gt;&gt;&gt;&gt; Bruno Zanardi<\/h2>\n<p><em>Luigi Covatta, gi\u00e0 Sottosegretario ai beni culturali dal 1989 al 1992 nei Governi Andreotti,<\/em><br \/>\n<em>\u00e8 stato uno dei non molti uomini di Stato italiani che hanno cercato di dare dignit\u00e0 politica<\/em><br \/>\n<em>e culturale alla tutela del patrimonio artistico, facendone il principale interesse della sua vita.<\/em><br \/>\n<em>Il che significa che per parlare del suo lavoro per la tutela bisogna rifarsi alla complessa storia<\/em><br \/>\n<em>del Ministero dei beni culturali, istituito il 14 dicembre del 1974 con D.L. 657 e convertito in<\/em><br \/>\n<em>legge n. 5 il 29 gennaio dell\u2019anno dopo. L\u2019unico Ministero della storia d\u2019Italia fondato durante<\/em><br \/>\n<em>le vacanze di Natale, come Gigi amava dire ridendo amaramente di Spadolini e dei molti altri<\/em><br \/>\n<em>improbabili ministri dei beni culturali con cui aveva avuto a che fare.<\/em><\/p>\n<p>Parlare di tutela del patrimonio artistico oggi, nel tempo di<br \/>\nuna guerra combattuta in Europa durante una pandemia<br \/>\nche della prima sembra essere stata la prova generale, pu\u00f2 apparire<br \/>\nun esercizio tra il privo di senso e il patetico. Non lo \u00e8<br \/>\nse si pensa che le opere d\u2019arte sono l\u2019espressione pi\u00f9 immediatamente<br \/>\npercepibile di quel \u201cpassato\u201d che Platone ci ha<br \/>\ndetto essere \u201cla divinit\u00e0 che quando \u00e8 presente tra gli uomini<br \/>\nsalva tutto ci\u00f2 che esiste\u201d (Le Leggi, VI.775). Da qui l\u2019esserne<br \/>\nlegittimo, o meglio necessario parlarne nonostante tutto. E di<br \/>\nparlarne in modo critico, che \u00e8 l\u2019unica possibilit\u00e0 di dare al<br \/>\npassato un futuro.<br \/>\nCi\u00f2 doverosamente chiarito, non ho qui lo spazio per fare una<br \/>\nrassegna delle ragioni alla base dell\u2019enorme ritardo culturale<br \/>\naccumulato dall\u2019azione di tutela del patrimonio artistico in<br \/>\nItalia. Ma credo che vada in ogni caso chiarito che molte, se<br \/>\nnon tutte quelle ragioni vengono dalla fondazione dell\u2019infelicissimo<br \/>\nMinistero dei Beni culturali (= Mibac) da parte del<br \/>\ngiornalista fiorentino Giovanni Spadolini nel 1975. Tre anni<br \/>\ndopo il suo essere passato alla politica, perch\u00e9 nel 1972<br \/>\nlicenziato dalla direzione della \u201cCorriere della Sera\u201d per i<br \/>\nmotivi culturali, morali e politici raccontati con molta precisione<br \/>\nda Giulia Maria Crespi nella sua recente autobiografia; Giulia<br \/>\nMaria Crespi fondatrice del Fai che oggi \u00e8, lo aggiungo di<br \/>\npassaggio, l\u2019unico organismo (privato) dedicato alla tutela e<br \/>\nalla valorizzazione del patrimonio artistico che funziona in<br \/>\nItalia. Mentre le ragioni del perenne stato di confusione e<br \/>\ninefficienza del Mibac si riassumono nel durissimo giudizio<br \/>\nche ne diede Sabino Cassese nel momento stesso della sua<br \/>\nfondazione:<br \/>\n\u201cIl nuovo Ministero dei beni culturali \u00e8 una scatola vuota. Il<br \/>\nprovvedimento della sua costituzione non indica una politica<br \/>\nnuova, non contiene una riforma della legislazione di tutela<br \/>\n[il mantenimento in vigore della l. 1089 del 1939]; consiste in<br \/>\nun mero trasferimento di uffici da una struttura [l\u2019ottocentesca<br \/>\nDirezione Generale Antichit\u00e0 e Belle arti], all\u2019altra [il nuovo<br \/>\nMinistero] e non si vede perch\u00e9 uffici che non funzionano dovrebbero<br \/>\nfunzionare riuniti in un unico Ministero\u201d.<br \/>\nLocuzione lapidaria cui ne aggiungo una seconda e non molto<br \/>\ndiversa che ci ha detto Luigi Covatta nel 1991 quando era sottosegretario<br \/>\ndel Mibac:<br \/>\n\u201cCredo che la debolezza strutturale del nostro Ministero continuer\u00e0<br \/>\nfino a quando la politica e una certa opinione pubblica<br \/>\ncontinueranno a non riconoscerne il ruolo fondamentale di<br \/>\ncoprotagonista della politica culturale per un verso e della<br \/>\npolitica del territorio per un altro\u201d.<br \/>\nDue affermazioni cui si aggiunge l\u2019averci messo a disposizione<br \/>\nl\u2019Istituto centrale del restauro, grazie ai lavori di studio e<br \/>\nricerca condotti durante le direzioni, prima di Pasquale Rotondi<br \/>\n(1961-1973), poi di Giovanni Urbani (1973-1983), i fondamenti<br \/>\ndell\u2019organizzazione metodologica, cio\u00e8 la \u201ctecnica\u201d (Heidegger),<br \/>\ncon cui conservare il patrimonio artistico dell\u2019Italia e degli<br \/>\nitaliani nella qualit\u00e0 che lo rende unico al mondo. La suainfinita e ultramillenaria coestensione nell\u2019ambiente. La conservazione<br \/>\nprogrammata e preventiva del patrimonio artistico<br \/>\nin rapporto all\u2019ambiente. Da qui, dai due giudizi di Cassese e<br \/>\nCovatta, e dal piano di conservazione programmata dell\u2019Icr<br \/>\nmai usato dal Ministero, perfino contravvenendo all\u2019articolo<br \/>\n29 del nuovo Codice dei beni culturali (\u201cConservazione\u201d) che<br \/>\nal suo primo comma ne dispone la realizzazione, da qui il mio<br \/>\naver concluso che la politica ha ormai rinunciato a governare<br \/>\nil sistema del patrimonio artistico. Perch\u00e9?<br \/>\nLe ragioni sono molte. Una \u00e8 nell\u2019essere divenuto, il governo<br \/>\ndel patrimonio, impresa d\u2019immensa, se non insuperabile<br \/>\ndifficolt\u00e0 di realizzazione. Ci\u00f2 anche per il ritardo accumulato<br \/>\nsul piano organizzativo nel non aver seguito quanto indicato<br \/>\ndall\u2019Icr mezzo secolo fa. Ma anche un ritardo di mezzo secolo<br \/>\nsul piano del pensiero, perch\u00e9 come non \u00e8 chiaro a molti,<br \/>\ntutela, conservazione e restauro sono prima di tutto un problema<br \/>\ndi pensiero. Quindi non aver mai fatto proprio, nessun Ministro,<br \/>\nl\u2019avvertimento che ci aveva dato nel 1960 uno dei grandi<br \/>\nstorici della cultura del Novecento, Edgar Wind:<br \/>\n\u201cDi conseguenza Hegel tir\u00f2 le somme, cos\u00ec come le vedeva<br \/>\nlui. Era arrivato un momento nella storia del mondo, a partire<br \/>\ndal quale l\u2019arte avrebbe perso quello stretto legame che in<br \/>\npassato aveva avuto con le energie centrali dell\u2019uomo; si<br \/>\nsarebbe trasferita al margine, e l\u00ec avrebbe formato un ampio<br \/>\ne splendidamente variegato orizzonte. Il centro sarebbe rimasto<br \/>\nalla scienza; cio\u00e8 a un inarrestabile spirito di ricerca razionale<br \/>\n(&#8230;). Egli spieg\u00f2 che in un\u2019era dominata dalla scienza la<br \/>\ngente non avrebbe smesso di dipingere n\u00e9 di fare statue, n\u00e9 di<br \/>\nscrivere poesie, n\u00e9 di comporre musica (&#8230;). Ma non bisognava<br \/>\ningannarsi, scrisse: \u201cPer quanto stupende le effigi degli dei<br \/>\ngreci ci possano sembrare, qualunque sia la dignit\u00e0 e la perfezione<br \/>\nche possiamo trovare nelle immagini di Dio Padre, di<br \/>\nCristo e della Vergine Maria, tutto ci\u00f2 \u00e8 inutile, le ginocchia<br \/>\nnon le pieghiamo pi\u00f9\u201d (&#8230;). Dovrebbe essere chiaro, dunque,<br \/>\nche pur spostata al margine l\u2019arte non perde la sua qualit\u00e0<br \/>\nd\u2019arte; perde soltanto il suo legame diretto con la nostra esistenza:<br \/>\ndiventa una splendida superfluit\u00e0\u201d.<br \/>\nQuindi? Quindi non capendo o non conoscendo la politica,<br \/>\ncon il profetico ragionamento di Wind non ci si \u00e8 resi conto<br \/>\nche egli vaticinava, tra l\u2019altro, anche il fallimento in partenza<br \/>\ndella politica dei musei. Quella fatta in Italia negli ultimi cinquant\u2019anni.<br \/>\nAver museificato tutto ci\u00f2 di cui non si sapeva<br \/>\ncosa farne, creando cos\u00ec 4.908 tra musei, aree archeologiche,<br \/>\nmonumenti ed ecomusei aperti al pubblico in Italia (Istat),<br \/>\ncio\u00e8 246 musei in media per ognuna delle venti regioni<br \/>\nitaliane. Un numero evidentemente insostenibile sul piano organizzativo<br \/>\ned economico. Ma anche un numero reso direttamente<br \/>\nfolle, quando gli si aggiungessero quello degli archivi e<br \/>\ndelle biblioteche storiche, ossia delle chiese sempre colme di<br \/>\nimportanti testimonianze della civilt\u00e0 artistica locale, quando<br \/>\nnon di capolavori, e anche quello dei palazzi monumentali<br \/>\npubblici e privati spesso con al proprio interno importanti<br \/>\nopere e talvolta capolavori, e cos\u00ec via.<br \/>\nMa ancora. Come appena detto, il Ministero dei beni culturali<br \/>\nha di fatto rinunciato a governare il sistema il patrimonio artistico-<br \/>\nambiente. Perch\u00e9? Domanda cui si pu\u00f2 rispondere<br \/>\ndicendo che all\u2019interno di quell\u2019organismo si sa bene che una<br \/>\nazione di tutela razionale e coerente comporterebbe il venire a<br \/>\ncapo con mezzo secolo di ritardo, non tanto e non solo ai ragionamenti<br \/>\ndi Wind (peraltro non il solo allora a dire quelle<br \/>\ncose, si pensi a Alexandre Koj\u00e8ve o alla celebre affermazione<br \/>\nfatta da Tocqueville all\u2019incirca un secolo prima \u201con ne s\u2019attache<br \/>\nqu\u2019\u00e0 ce qui vit\u201d), ma il dover far ripartire l\u2019azione di tutela dai<br \/>\nlavori di ricerca sulla conservazione programmata realizzati<br \/>\ndall\u2019Icr e avversati da tutte le soprintendenze. E sa anche<br \/>\nbene, la politica, di non avere gli uomini per venire a capo di<br \/>\nquel problema, perch\u00e9 i funzionari sono spesso manifestamente<br \/>\ninadeguati alla bisogna. Faccio due mortificanti esempi che<br \/>\nriguardano la citt\u00e0 d\u2019arte pi\u00f9 importante del mondo, Venezia.<br \/>\nIl primo, l\u2019annuncio dato un anno fa alla stampa da uno dei<br \/>\nsuoi maggiori dirigenti che il Ministero ha trovato il modo per<br \/>\nsalvare i monumenti dai danni provocati dagli allagamenti di<br \/>\nacqua marina; fasciarli con del tessuto-non tessuto. Il secondo,<br \/>\nla chiusura da una quindicina di anni delle visite al pi\u00f9<br \/>\nimportante ciclo di affreschi di Venezia, quelli del Tiepolo a<br \/>\nPalazzo Labia, perch\u00e9 il restauratore indicato dalla propriet\u00e0<br \/>\n(la Rai di cui quel palazzo \u00e8 la sede veneziana) che deve intervenire<br \/>\nsu quegli affreschi \u00e8 antipatico alla locale soprintendente<br \/>\ne ai suoi amici. Cos\u00ec come la politica sa che dal mezzo secolo<br \/>\ntrascorso dalla mancata attuazione dei progetti dell\u2019Icr sulla<br \/>\nconservazione programmata, sempre pi\u00f9 grave e veloce \u00e8<br \/>\nstato il dissesto del territorio sia sul piano idrogeologico, che<br \/>\nurbanistico. Quello mai corretto da una produzione legislativa<br \/>\nnazionale sostanzialmente ferma ai vincoli e ai divieti, peraltro<br \/>\nspesso contraddetti da centomila regolamenti comunali diversi,<br \/>\nanche radicalmente, in luoghi distanti tra loro pochi chilometri.<br \/>\nAleggiando inoltre su tutto, mezzo secolo di una forte variazione<br \/>\ndella composizione e della dislocazione della popolazione<br \/>\nitaliana la cui et\u00e0 media \u00e8 dal 2011 a oggi aumentata di<br \/>\nquattro anni, cio\u00e8 da 41,9 a 45,9 (Tuttitalia). Mentre la<br \/>\nprevisione (Gefira) \u00e8 che la popolazione, nel 2022, di 55<br \/>\nmilioni di abitanti nativi italiani, nel 2080 scender\u00e0 a 27 milioni,<\/p>\n<p>fino ad arrivare a 20 milioni nel 2100. Ci\u00f2 mantenendo<br \/>\nl\u2019Italia l\u2019attuale numero di abitanti, perch\u00e9 i nativi indigeni<br \/>\nnel frattempo deceduti saranno rimpiazzati da quelli provenienti<br \/>\nsoprattutto da Asia e Africa, quindi donne e uomini lontanissimi,<br \/>\nper tornare a Wind, dalle nostre ultramillenarie tradizioni<br \/>\nstoriche, culturali e religiose.<br \/>\nIn sintesi, la politica si trova di fronte a un problema estremamente<br \/>\ndifferenziato e di proporzioni immense, tale da poter<br \/>\nessere risolto solo con un progetto di lungo periodo. Progetto<br \/>\nda condividere innanzitutto con i livelli politici nazionali, regionali<br \/>\ne locali, poi con un\u2019Universit\u00e0 che si metta finalmente<br \/>\nin grado di formare figure che possano sostenere la durezza<br \/>\ndi una sfida conservativa e organizzativa, la quale oggi pu\u00f2<br \/>\nessere affrontata solo agendo sul piano dell\u2019innovazione<br \/>\ntecnica e dell\u2019immaginazione scientifica. Quindi, detto molto<br \/>\nin fretta, con la digitalizzazione dei dati e la loro elaborazione,<br \/>\nutilizzando l\u2019intelligenza artificiale. Ma anche un progetto<br \/>\nche deve trovare fondamenti nella tradizione quando si debba<br \/>\ncostruire un nuovo che impatti sull\u2019esistente storico. Fondamenti<br \/>\nche sono due materie oggi dimenticate nelle facolt\u00e0 di architettura,<br \/>\nil disegno dal vero, perch\u00e8 un architetto che non sa<br \/>\ndisegnare \u00e8 come un chirurgo che opera senza conoscere l\u2019anatomia,<br \/>\ne la storia dell\u2019architettura. N\u00e9 dimenticando, sul<br \/>\npiano della progettazione, l\u2019enorme spazio che si aprirebbe<br \/>\nper il nuovo e per le tecnologie di cui dotarlo quando si realizzassero<br \/>\ndei contenitori per i monumenti all\u2019aperto, di cui<br \/>\nottimo e solo esempio che conosco \u00e8, a Roma, l\u2019Ara Pacis.<br \/>\nUn simile progetto avrebbe bisogno d\u2019una radicale riforma<br \/>\ndell\u2019azione di tutela, ponendola in rapporto all\u2019ambiente e organizzandola<br \/>\nnel senso della prevenzione e della programmazione,<br \/>\nper essere poi messa in opera da una struttura amministrativa<br \/>\nd\u2019indiscutibile competenza, perci\u00f2 in gran parte da<br \/>\nformare o da riformare. Ci\u00f2 ben sapendo delle difficolt\u00e0 che<br \/>\nincontrerebbe una simile riforma, quelle attestate oltre ogni<br \/>\npossibile limite dall\u2019aver il Cun promosso, quattro anni fa, a<br \/>\ncoordinatore dei corsi universitari di formazione dei restauratori<br \/>\nun architetto bocciato al concorso di Ordinario e che mai ha<br \/>\nfatto un restauro con le proprie mani in vita sua. Quindi<br \/>\nsapendo che formare figure realmente competenti significa<br \/>\nmettere in discussione la reale preparazione dei docenti universitari,<br \/>\nche da sempre educano al lavoro i funzionari dell\u2019amministrazione<br \/>\npubblica, oltre che la cosiddetta \u201cborghesia<br \/>\ndelle professioni\u201d. Nel caso, discutere la formazione, oggi,<br \/>\nsoprattutto degli architetti e, in minor misura, degli ingegneri<br \/>\ne dei restauratori. Quel che darebbe luogo a inevitabili reazioni<br \/>\ncorporative pi\u00f9 o meno violente.<br \/>\nA questo punto la politica (sempre in ipotesi) ha aggiunto<br \/>\nalla vasta gamma di problemi appena visti l\u2019evidenza che<br \/>\nun\u2019azione di conservazione programmata, in rapporto all\u2019ambiente,<br \/>\nprodurrebbe un rapido e facile controllo dell\u2019uso<br \/>\ndel territorio, riducendo cos\u00ec in modo decisivo lo storico<br \/>\n\u201cmargine aggiunto\u201d di clientele, voti e danari che le arrivano<br \/>\ndalla speculazione e dall\u2019abusivismo edilizi, come dai<br \/>\npermessi di edificazione non solo taciti, ma anche espliciti,<br \/>\nl\u2019uso privato delle acque pubbliche, eccetera. Un solo<br \/>\nesempio, l\u2019incredibile, ma vera, vicenda del falansterio di<br \/>\nPunta Perotti, a Bari, costruito con tutte le necessarie licenze,<br \/>\nper essere poi detto un \u201cecomostro\u201d e farlo saltare con la dinamite,<br \/>\ncon infine la giusta pretesa del costruttore di essere<br \/>\nrisarcito. E ha inoltre preso atto, sempre la politica e sempre<br \/>\nin ipotesi, che l\u2019Amministrazione di tutela e l\u2019Universit\u00e0, e<br \/>\ncon loro la stampa, mai hanno chiesto un impegno dei<br \/>\nGoverni per realizzare una riforma dell\u2019azione di tutela. A<br \/>\ncominciare dal non aver mai chiesto, pubblicamente e non,<br \/>\nche si desse attuazione ai commi dell\u2019art. 29 del Codice<br \/>\nrelativi alla conservazione programmata. Forse per non dover<br \/>\nammettere di condurre e approvare da decenni restauri cosmetici<br \/>\ndi pulitura e ritocco quasi sempre inutili e perci\u00f2<br \/>\nstesso dannosi.<br \/>\nValutato tutto questo (dico ancora in ipotesi), la politica ha<br \/>\nconcluso, con il consueto cinismo, che attuare un\u2019azione di<br \/>\nconservazione del patrimonio artistico mirata a salvaguardare<br \/>\nquell\u2019ambiente, che nel nostro paese \u00e8 ulteriore e fondamentale<br \/>\nespressione qualitativa di quello stesso patrimonio, sarebbe<br \/>\ncertamente il servizio da rendere all\u2019Italia e agli italiani. Ma<br \/>\nanche sarebbe un\u2019azione esiziale per la sua stessa sopravvivenza,<br \/>\nperch\u00e9 chiunque in Italia abbia tentato di discutere dell\u2019uso<br \/>\ndel territorio ha avuto le mani scottate. Come ancora oggi<br \/>\ninsegna la violenta messa al bando subita da Fiorentino Sullo,<br \/>\ndeputato democristiano, reo di aver cercato nel 1961, in una<br \/>\nItalia in gran parte intatta, di rendere pubblica la propriet\u00e0<br \/>\ndelle aree, separandole dal diritto di edificazione.<br \/>\nDa qui aver deciso, la solita politica, dico sempre in ipotesi,<br \/>\ndi porre in opera una azione di tutela che sembra a tutti gli<br \/>\neffetti una finzione. Decisione presa in tutta tranquillit\u00e0<br \/>\nperch\u00e9 nessuna vera reazione \u00e8 da temere da parte di soprintendenti<br \/>\ne professori, in genere sempre filogovernativi, ma<br \/>\nche quando invece contestano, lo fanno chiamando in causa<br \/>\nnelle loro dichiarazioni il perfetto, ma inevitabilmente generico,<br \/>\nquindi innocuo, articolo 9 della Costituzione. E nemmeno<br \/>\ndovendo temere, sempre la politica, proteste per gli errori<br \/>\ncommessi in fase di prevenzione dal rischio ambientale<\/p>\n<p>sismico e idrogeologico in primis, e di progettazione degli<br \/>\ninterventi, visto che i danni sempre pi\u00f9 gravi provocati da<br \/>\nterremoti, inondazioni eccetera, specie su edifici trattati con<br \/>\nle tecnologie cementizie, destano su stampa e televisione un<br \/>\ninteresse che dura al massimo una decina di giorni, tornando<br \/>\npoi tutto come prima. Ci\u00f2 che ovviamente non vale per le comunit\u00e0<br \/>\ncoinvolte in quelle sciagure, che quasi sempre<br \/>\nriguardano luoghi scarsamente abitati e remoti. Quelle stesse<br \/>\ncomunit\u00e0 ogni tanto visitate, per consolarle della situazione<br \/>\nindecente in cui sono costrette a vivere da anni e decenni, da<br \/>\nun presidente della Regione, ossia del Senato, talvolta perfino<br \/>\ndella Repubblica.<br \/>\nDa qui aver concluso, sempre la politica, che la sola soluzione<br \/>\ndel problema della tutela del patrimonio, sia aggirarlo. Cio\u00e8<br \/>\nproseguire nel lasciare che alla sua sopravvivenza continui a<br \/>\nprovvedere pi\u00f9 il caso che un\u2019azione organizzata, fondata su<br \/>\nprevenzione e manutenzione. Esempi? Ne faccio due.<br \/>\nUno il recentissimo aver elargito, con il Pnrr, 20 milioni a<br \/>\nventuno piccoli borghi italiani. Elargizione che suona pi\u00f9<br \/>\ncome una vittoria alla lotteria, che sostegno economico a un<br \/>\npiano nazionale per la rivitalizzazione del territorio minore,<br \/>\nche \u00e8 poi l\u2019intera Italia visto che circa seimila dei nostri quasi<br \/>\nottomila comuni hanno meno di tremila abitanti (Istat). Quindi<br \/>\nun piano di rivitalizzazione dei piccoli comuni che si scontra<br \/>\nsul principio che, in economia, l\u2019utile si calcola \u201cfratto investimento\u201d.<br \/>\nDopodich\u00e9, visto che molto difficile \u00e8 capire quali<br \/>\nattivit\u00e0 possano produrre un utile che giustifichi un investimento<br \/>\ncos\u00ec alto in paesi semideserti, si pu\u00f2 dire che siamo di fronte<br \/>\nal solito atto oblativo con cui creare l\u2019ennesimo museo il<br \/>\nquale, con tutto l\u2019affetto che si pu\u00f2 avere per quei ventuno<br \/>\nborghi, nessuno o quasi andr\u00e0 a vedere, ossia promuovere<br \/>\nl\u2019artigianato delle ceramiche tutte uguali in cento altri piccoli<br \/>\npaesi, ossia quello delle stoffe tinte con le erbe, ovvero del<br \/>\nmiele biologico e cos\u00ec via, avvitandosi in una desolante e<br \/>\ncomune incapacit\u00e0 (e impossibilit\u00e0, viste le carte in tavola) di<br \/>\nmisurarsi con il sempre pi\u00f9 vorticoso muoversi di una modernit\u00e0<br \/>\normai sempre pi\u00f9 hegelianamente \u201csenza storia\u201d. A meno che<br \/>\nla storia non sia oggi quella costituita da una progettazione architettonica<br \/>\nche ci faccia trovare a Roascio di Cuneo un<br \/>\nedificio in forma di \u201cnuvola\u201d, a Montelapiano di Chieti un<br \/>\n\u201cbosco verticale\u201d e a Soddi di Oristano una \u201ctorre in acciaio<br \/>\ncurvo e vetro\u201d, cos\u00ec da sentirsi gli abitanti di quei piccoli<br \/>\npaesi tra Milano, Abu Dhabi o Taiwan.<br \/>\nL\u2019altro esempio \u00e8 l\u2019autonomia amministrativa data a 30 (trenta)<br \/>\ntra musei, monumenti e scavi archeologici sul territorio dei<br \/>\n4.908 musei italiani (Istat). Quindi una riforma che non ha riformato<\/p>\n<p>nulla vista la sproporzione tra quei due numeri e non<br \/>\nriconoscendo che la qualit\u00e0 che rende unico al mondo il patrimonio<br \/>\nartistico italiano, \u00e8 la sua infinita e ultramillenaria stratificazione<br \/>\nterritoriale. N\u00e9 migliora la situazione l\u2019altra \u201cpunta<br \/>\ndi diamante\u201d della riforma. Aver per la prima volta ammesso<br \/>\nalla selezione per i concorsi nel ruolo di direttore di un museo<br \/>\nitaliano anche figure professionali straniere. Figure risultate<br \/>\nalla fine spesso vittoriose, tuttavia pi\u00f9 in considerazione di<br \/>\nprecedenti lavori gestionali, che di studi storico-artistici o di<br \/>\nesperienze nel campo conservativo. Da qui il loro essere<br \/>\nspesso prive di bibliografia e anche perfino dichiarano, nei<br \/>\nloro curricula, di non conoscere la nostra lingua. Lo stesso<br \/>\nper\u00f2 sollevando l\u2019iniziativa un entusiasmo generale, in<br \/>\nparticolare sulla stampa (alla fine sempre filogovernativa),<br \/>\nche ha visto nei direttori stranieri l\u2019innovazione che finalmente<br \/>\nsprovincializzava la cultura italiana. Senza provincialmente<br \/>\nconoscere, gli entusiasti e gli ottimisti, il livello culturale<br \/>\nspesso mediocre anche dei direttori dei musei stranieri e nemmeno<br \/>\nconsiderando la profonda verit\u00e0 di quanto ha scritto<br \/>\nCarlo M. Cipolla sulla costante e ubiquitaria percentuale nel<br \/>\nmondo di persone intelligenti e di quelle che tali non sono, temendo<br \/>\npi\u00f9 di tutti, lo storico dell\u2019economia pavese, il \u201ccretino<br \/>\noperoso\u201d.<br \/>\nNuovi direttori stranieri piovuti come meteoriti in musei e in<br \/>\nun territorio che non conoscono, per\u00f2 tutti votati all\u2019odierno<br \/>\ntelos ministeriale della \u201ceconomia della bigliettazione\u201d La<br \/>\nstessa per la cui realizzazione si sono inventati azioni delle<br \/>\npi\u00f9 varie. Alcune impeccabili. Su tutte aver mantenuto fede, il<br \/>\ndirettore del sito di Paestum, Gabriel Zuchtriegel, alla pubblica<br \/>\npromessa di favorire nel suo museo la qualit\u00e0 del servizio<br \/>\ndato ai visitatori e non le feste e i cotillons; ed \u00e8 un bene che<br \/>\nadesso Zuchtriegel sia arrivato a Pompei, perch\u00e9 la sua<br \/>\npresenza ci consente la speranza che faccia smettere di scavare<br \/>\nquel sito, che di tutto ha bisogno meno che di nuovi reperti<br \/>\ncon cui \u201cfare notizia\u201d. N\u00e9 tuttavia mancando di dire che a<br \/>\nPompei si sta conducendo un\u2019azione di manutenzione assai<br \/>\nben fatta, pur se riguarda solo una minima parte dell\u2019intero<br \/>\nsito e se anche l\u2019intervento somiglia molto di pi\u00f9 a un restauro<br \/>\nestetico che a una manutenzione.<br \/>\nAltre iniziative sono state invece pittoresche. Ad esempio,<br \/>\nl\u2019apparizione in una televisione privata di un direttore<br \/>\ntedesco che, terrorizzato dal dover dire al ministro che i visitatori<br \/>\ndel suo museo non erano aumentati, bens\u00ec diminuiti,<br \/>\nha pensato di trovare nuovi clienti con uno spot in cui<br \/>\ndiceva in un italiano da sturmtruppen: \u201cFenire in riztorante<br \/>\nmio museo, qui manciare buono\u201d. Altre ancora paraculette,<br \/>\nquale aver organizzato, sempre un direttore straniero, in<br \/>\nuno dei pi\u00f9 importanti musei italiani una mostra su un\u2019opera<br \/>\ndi Caravaggio, un crudo e interessante quadro insanguinato<br \/>\nin propriet\u00e0 privata, che per\u00f2 di Caravaggio non \u00e8 in alcun<br \/>\nmodo. Cos\u00ec da aver provocato le dimissioni dal consiglio<br \/>\nscientifico del museo di alcuni dei suoi pi\u00f9 importanti<br \/>\nmembri. N\u00e9 per questo non riconoscendo che questo nuovo<br \/>\ndirettore di museo conduce anche una serie di iniziative in<br \/>\ncollaborazione con altri musei e biblioteche del territorio,<br \/>\nche hanno un ben preciso valore didattico e di ricerca, ed \u00e8<br \/>\nl\u2019unico che conosco ad aver interpretato correttamente il<br \/>\nruolo di direttore di un museo con carattere territoriale in<br \/>\nsenso regionale. Nemmeno, infine, dicendo delle \u201ccacce al<br \/>\ntesoro\u201d condotte alla sera dentro al Palazzo Ducale di<br \/>\nUrbino, o l\u2019aver messo in mostra nel Teatro di Pompei una<br \/>\nventina di calchi in gesso di poveri disgraziati morti duemila<br \/>\nanni fa per l\u2019eruzione del Vesuvio, ponendoli su dei trespoli<br \/>\nmetallici con un effetto finale tra polli allo spiedo, \u201cmuseo<br \/>\ndella tortura\u201d e funebri Mobiles d\u2019un epifenomeno necrofilo<br \/>\ndi Calder. Una mostra tanto violenta e inumana (l\u2019assurda<br \/>\nspettacolarizzazione della agonia) quanto inutile sul piano<br \/>\nculturale, come ha avuto il coraggio di dire la sola Eva Cantarella<br \/>\n(ma credo bene lo sappia anche chi dirige il sito, che<br \/>\n\u00e8 buon archeologo).<br \/>\nUltima azione di valorizzazione che qui ricordo \u00e8 quella<br \/>\npromossa da un nuovo direttore, questa volta italiano, che ha<br \/>\nmeritoriamente rimesso in ordine la Reggia di Caserta dopo<br \/>\ndecenni d\u2019abbandono, a partire dal suo meraviglioso parco.<br \/>\nCi\u00f2 che ha prodotto un forte incremento di visitatori consentendo<br \/>\ncos\u00ec alla Reggia di essere paradigma di molti dei problemi che<br \/>\nstanno intorno alla valorizzazione dei trenta musei cos\u00ec come<br \/>\npensata dal Ministero, cio\u00e8 aumentandone il pi\u00f9 possibile la<br \/>\nbigliettazione. Il primo e principale \u00e8 quello causato dalla<br \/>\nstessa riuscita di quella valorizzazione, che ha richiamato alla<br \/>\nReggia un numero di visitatori (migliaia) tale da essere, da<br \/>\nuna parte, usuranti l\u2019edificio, nato per ospitare la Corte di un<br \/>\npiccolo regno e non un esercito di persone presente ogni<br \/>\ngiorno dentro alle sue sale, dall\u2019altra essere divenuta il contrario<br \/>\ndi quel che dovrebbe essere ogni museo. Il momento dell\u2019educazione<br \/>\nalla quiete, al rispetto e al culto dovuto alle opere<br \/>\nd\u2019arte. In secondo luogo, va osservato il cospicuo investimento<br \/>\nministeriale in restauri; le cifre che si leggono parlano d\u2019una<br \/>\nsessantina di milioni, che sta dietro al successo della visita<br \/>\nalla Reggia di Caserta. E qui si va al principio economico<br \/>\nsecondo il quale per produrre profitti occorre investire. Principio<br \/>\nche porta con s\u00e9 una domanda: il Ministero \u00e8 in grado di<br \/>\nmondoperaio 4\/2022 \/ \/ \/ \/ luigi covatta \/ un anno<br \/>\nmettere a disposizione, non sessanta milioni, ma anche un<br \/>\nsolo milione di euro per tutti i 4.908 musei italiani? E<br \/>\nsoprattutto \u00e8 in grado di indirizzare e controllare le azioni<br \/>\nconseguenti a quella spesa, inserendole entro un condiviso<br \/>\npiano generale di valorizzazione nel senso degli studi e della<br \/>\nricerca formulato in accordo con gli enti territoriali, quali<br \/>\nregioni e comuni, cos\u00ec come con i privati proprietari, Chiesa,<br \/>\nFai, Dimore storiche e quant\u2019altri?<br \/>\nN\u00e9 per questo va sottovalutato l\u2019indubbio successo \u2013 economico,<br \/>\nsi badi bene \u2013 ottenuto dal Ministero a Caserta. A cominciare<br \/>\ndal fatto che il successo di pubblico ha portato a finanziare<br \/>\nper intero \u2013 cos\u00ec almeno a bilancio \u2013 i costi fissi per il mantenimento<br \/>\ndella Reggia. Ma vero \u00e8 anche che circa gli eventi<br \/>\nstraordinari, qui l\u2019improvvisa resurrezione della Reggia, esiste<br \/>\nsempre una difficolt\u00e0 a mantenerne l\u2019interesse nel lungo<br \/>\nperiodo, quindi le quantit\u00e0 di visitatori. E a Caserta, forse<br \/>\nanche per aver messo in pensione alla fine del 2018 il direttore<br \/>\nche per attrarre pubblico escogitava in continuo eventi di ogni<br \/>\ngenere (sfilate di moda, recital di attori, eccetera), nel gennaio<br \/>\ndel 2019 i biglietti, cos\u00ec almeno si \u00e8 letto sui giornali, sono diminuiti<br \/>\ndel 23% rispetto al gennaio 2018, una percentuale<br \/>\nenorme.<br \/>\nUna serie di questioni, queste appena dette, che evidenziano<br \/>\nla fragilit\u00e0 della \u201criforma dei trenta musei\u201d. Riforma alla cui<br \/>\nbase \u00e8 il mito delle \u201cminiere d\u2019oro Louvre e Musei Vaticani\u201d,<br \/>\nevidentemente ignorando ministri e molti tra i professori, i soprintendenti,<br \/>\ni giornalisti e cos\u00ec via, come si sia storicamente<br \/>\nformato il Louvre e altrettanto ignorando che i Musei Vaticani<br \/>\ncoincidono con la Volta Sistina e il Giudizio di Michelangelo,<br \/>\nle Stanze di Raffaello e la Basilica di San Pietro, cio\u00e8 con il<br \/>\nVaticano stesso, inoltre sottovalutando cosa rappresentino<br \/>\nancora oggi Parigi e Roma nell\u2019immaginario del mondo intero.<br \/>\nMa soprattutto non chiedendosi, i mitografi dell\u2019economia<br \/>\ndella cultura, quanti sono, per restare alla Francia del Louvre,<br \/>\ni visitatori in un anno dei musei della provincia francese. A<br \/>\ncaso, quanti al Mus\u00e9e des beaux-arts di Rouen, piuttosto che<br \/>\nal Mus\u00e9e de Picardie di Amiens? Un numero pi\u00f9 vicino a<br \/>\nquello del Louvre o a quello di Palazzo Abatellis, a Palermo,<br \/>\no della Galleria Nazionale di Palazzo Barberini, a Roma, o del<br \/>\nMuseo archeologico di Ancona, per citare solo tre dei quasi<br \/>\ncinquemila musei non contemplati nella riforma dei trenta<br \/>\nmusei? Soluzioni?<br \/>\nUna sola. Riflettere con molta attenzione sulle parole gi\u00e0<br \/>\nprima citate di Luigi Covatta. Cio\u00e8 che per salvare non tanto<br \/>\ne non solo il nostro patrimonio artistico, ma l\u2019identit\u00e0 stessa<br \/>\ndella nostra civilt\u00e0 e, con essa, di una parte cospicua della<br \/>\ncivilt\u00e0 dell\u2019Occidente, bisogna prendere atto che \u201cla debolezza<br \/>\nstrutturale del Ministero dei beni culturali proseguir\u00e0 fino a<br \/>\nquando la politica e una certa opinione pubblica continueranno<br \/>\na non riconoscerne il ruolo fondamentale di coprotagonista<br \/>\ndella politica culturale per un verso e della politica del<br \/>\nterritorio per un altro\u201d. Parole del 1991, trentuno anni fa,<br \/>\nrimaste del tutto inascoltate a ennesima conferma dell\u2019immenso<br \/>\nritardo culturale in cui vive l\u2019azione di tutela in Italia, tale da<br \/>\npoter dirne che potrebbe ormai non essere pi\u00f9 redimibile. Il<br \/>\nritardo culturale che Luigi aveva tentato di smuovere a fronte<br \/>\ndel sempre pi\u00f9 evidente coinvolgimento del patrimonio<br \/>\nartistico e di quello civile nello sfascio ambientale del Paese,<br \/>\nma anche per una stima personale verso Giovanni Urbani e il<br \/>\nsuo lavoro alla direzione dell\u2019Icr, scrivendo e facendo emanare<br \/>\nil 19 aprile del 1990 la legge n. 84 per la redazione di un<br \/>\n\u201cPiano organico di inventariazione, catalogazione ed elaborazione<br \/>\ndella carta del rischio dei beni culturali\u201d. \u201cCarta del<br \/>\nRischio\u201d direttamente ispirata al \u201cPiano pilota dell\u2019Umbria\u201d<br \/>\ne, rimasta in uno stato di giacenza per una trentina di anni e<br \/>\nche oggi pare sia stata ripresa per azione del ministro Franceschini,<br \/>\nche ha anche istituito una Direzione generale per la<br \/>\nsicurezza del patrimonio culturale, affidandone la direzione a<br \/>\nMarica Mercalli. Quest\u2019ultima, storico dell\u2019arte con fama di<br \/>\npersona capace, cui tocca tuttavia il non semplice compito di<br \/>\nrisarcire il ritardo dei trent\u2019anni con cui la \u201cCarta del Rischio\u201d<br \/>\nha ripreso vita.<br \/>\nTrent\u2019anni di ulteriore aggressione al territorio, trent\u2019anni di<br \/>\ncrolli di chiese, monumenti e semplici edifici d\u2019abitazione<br \/>\nper causa di interventi di consolidamento strutturale tecnologicamente<br \/>\nsbagliati, i cordoli in cemento, ad esempio; trent\u2019anni<br \/>\ndi politiche urbanistiche scellerate, peggiorate dalle discrepanze<br \/>\ntra il Testo Unico Edilizia (Dpr 380\/01) e le discipline<br \/>\nregionali e ancor pi\u00f9 con i regolamenti comunali spesso diversissimi<br \/>\nper realt\u00e0 urbane che distano tra loro pochi<br \/>\nchilometri; trent\u2019anni di un sempre pi\u00f9 grave spopolamento<br \/>\ndel territorio; trent\u2019anni del progredire di una sempre pi\u00f9 incontrollabile<br \/>\nriforestazione amazzonica degli appennini, con<br \/>\nconseguenze sul piano idrogeologico facilmente immaginabili<br \/>\ne cos\u00ec via. E anche trent\u2019anni di mancata formazione dei funzionari<br \/>\nministeriali sul tema conservativo. Esemplare in<br \/>\nquesto senso \u00e8 la vicenda della scuola del \u201cScuola del patrimonio\u201d<br \/>\naperta nel 2015 e frequentata da 17 studenti all\u2019anno<br \/>\nsenza cheil Ministero si preoccupi di tracciare le linee<br \/>\ndirettive per una nuova politica di tutela in cui incardinare<br \/>\nquei 17 super-esperti che perci\u00f2 risultano formati non si sa<br \/>\nper fare cosa.<\/p>\n<p><strong>mondoperaio 4\/2022 \/ \/ \/ \/ luigi covatta \/ un anno<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<h4>&nbsp;<\/h4>\n<p>&nbsp;<img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9860\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/rolando-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"558\" height=\"771\">&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9859\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/rola-1-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"725\" height=\"1002\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9865\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/pietro-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"501\" height=\"693\">&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9866\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/iryto1-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"544\" height=\"752\"><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9867\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/pietro2-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"435\" height=\"601\"><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9803\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/111-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"576\" height=\"796\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9804\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/222-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"706\" height=\"976\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9879\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/celestino-spadfa-1-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"509\" height=\"704\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9873\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/spada1-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"471\" height=\"651\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9874\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/spada2-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"612\" height=\"846\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9875\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/spasa3-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"486\" height=\"672\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9886\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/zanrdi-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"513\" height=\"709\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9887\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/zanardi1-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"605\" height=\"836\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9889\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/zanadrdi2-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"613\" height=\"847\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9891\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/zanardi2-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"479\" height=\"662\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9892\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/zanardi4-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"453\" height=\"626\"><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone wp-image-9893\" src=\"https:\/\/www.enzomagaldi.eu\/italiasolidale\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/zamardi5-217x300.jpg\" alt=\"\" width=\"455\" height=\"629\"><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;tratto da Mondoperaio di Aprile 2022&#8221; Stefano Rolando Il peso della perdita,il senso della mancanza &gt;&gt;&gt;&gt; Stefano Rolando Circa sei mesi dopo la scomparsa di Gigi \u2013 proprio \u201cscomparsa\u201d, sottrazione all\u2019improvviso, di un amico, di un compagno di tante cose, di un filo rosso tra la giovent\u00f9 e il presente<\/p>\n","protected":false},"author":4,"featured_media":992,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0},"categories":[5],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/990"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/users\/4"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=990"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/990\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1007,"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/990\/revisions\/1007"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/media\/992"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=990"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=990"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.semplicementecittadini.it\/Italia\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=990"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}